08/09/2011

Pablo D'Ors con Bruno Gambarotta

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«Se scrivo libri è perché qualcosa mi ha impressionato e perché voglio raccontarlo e, a mia volta, impressionare. Si scrive perché siamo stati vittime e beneficiari di un impatto e con la speranza di generare un contatto: una trasmissione, intima e segreta, dallo stupore dell'autore a quella del lettore». Paragonato a Borges e Cervantes per il clima raffinato e quasi surreale dei suoi romanzi ("Avventure dello stampatore Zollinger"), Pablo d'Ors ha fatto anche della sua vita una parabola quasi romanzesca: nato a Madrid nel 1963, dopo essersi laureato a New York ha abbandonato la giurisprudenza per la filosofia e la teologia. Ordinato sacerdote nel 1991 viene destinato ad una missione in Honduras. Si racconta a Bruno Gambarotta.

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Italiano

La cornice della Chiesa di San Maurizio è perfetta per l'ospite di questo evento: Pablo D'ors, scrittore e sacerdote spagnolo, presentato da Bruno Gambarotta.
Ma, come a fugare qualsiasi dubbio, l'autore, che non ha bisogno di interprete perché parla in perfetto italiano, inizia affermando: «Non vengo a fare una conferenza, ma a raccontare perché per me la scrittura è così importante». Per farlo, D'ors ha scelto 10 parole che rappresentano la sua concezione di scrittura: 'vocazione', 'mestiere', 'fiducia', 'umiltà', 'lettura', 'diario', 'passeggiata', 'viaggio', 'silenzio', 'immaginazione'. Dieci parole che già si commentano da sole, ma che lui chiarisce ulteriormente, confermando l'iniziale impressione di un autore completo, per il quale scrivere è mestiere ma anche e soprattutto vocazione, per trasmettere atmosfere, sensazioni, immagini e creare nei lettori lo stupore che serve ad osservare il mondo con occhi diversi.
Un lungo applauso da parte del pubblico al termine dell'evento, che Gambarotta commenta dicendo: «Il vostro applauso dice molto di più di quello che avrei dovuto dire io». Forse segno che il discorso ordinato, breve, ma denso di contenuti di Pablo D'Ors abbia fatto trasparire chiaramente la sua sensibilità e il suo amore per la vita e la scrittura.

Grande appassionato della letteratura centroeuropea, da Kafka ad Hesse passando per Kundera, lo spagnolo Pablo d'Ors è un sacerdote prestato alla scrittura: molto conosciuto in Spagna, da noi si presenta con il suo primo romanzo tradotto in italiano: "Avventure dello stampatore Zollinger".
Il protagonista è un uomo semplice che sa accogliere con umiltà ciò che la vita gli propone, in un viaggio che lo porterà a cambiare vari mestieri sino ad arrivare a quello di stampatore. Nel suo vagabondare, l'uomo si ritrova a fare l'impiegato con un incarico molto semplice che i colleghi denigrano: timbrare documenti. Ma lui lo esegue con grande dignità perché, come si legge nel romanzo: «Zollinger continuava a pensare che mettere bene un timbro è sempre meglio che metterlo male». In questa frase c'è tutta la poetica di Pablo d'Ors, umile come il protagonista del suo romanzo ma al tempo stesso anche ambizioso, tanto da ammettere: «Vorrei sempre che ogni mio libro cambiasse la vita ai lettori».
'Umiltà' è solo una delle dieci parole che, come lui stesso ha spiegato al pubblico del Festivaletteratura, contraddistinguono la sua vita di scrittore. Le altre sono: 'vocazione', 'mestiere', 'fiducia', 'lettura', 'diario', 'passeggiata', 'viaggio', 'silenzio', 'immaginazione'. «La vocazione è la voce interiore che mi spinge a vivere la vita come una risposta al mondo», ha spiegato d'Ors. «Il mestiere, quello di scrittore, si deve praticare seguendo tre parole d'ordine: ossessione per ciò che si racconta, disciplina nello scrivere e resistenza alle inevitabili delusioni. La fiducia è quella indispensabile per ritrovare ogni volta il coraggio contro la paura di fallire. L'umiltà mi aiuta a tenere i piedi per terra perché ogni volta che inizio a scrivere mi accorgo di essere pretenzioso e a volte sciocco. La lettura è un vizio che ho scoperto da ragazzo e che non ho più abbandonato», continua il romanziere spagnolo, «leggere è la migliore scuola per uno scrittore. Io, addirittura, scrivo i miei appunti sui bordi bianchi dei libri che sto leggendo».
La successiva parola del decalogo di Pablo d'Ors è 'diario', quel diario che lui scrive da anni e che riporta piccoli ricordi, particolari, cose futili ma per lui importantissime: «Scrivendo il diario, io trovo il mio stile, che altro non è che il modo di guardare il mondo. 'Passeggiata' è un'altra parola importante: passeggio moltissimo e i miei romanzi nascono mentre cammino. Anche 'viaggio' è un termine fondamentale: sono pigro per natura e viaggiatore per vocazione, mi muovo da un posto all'altro per continuare a stupirmi di ciò che incontro, proprio come farebbe un bambino». Anche il silenzio è fondamentale per il romanziere spagnolo: «Silenzio dentro di sé per allontanarsi dal rumore che ci circonda e meditare per capire a fondo le cose».
La parola conclusiva è 'Immaginazione', che come spiega d'Ors è la somma di memoria e fantasia: «La memoria per ricordare il passato e ciò che si è visto e vissuto, la fantasia per ricreare qualcosa di nuovo».

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