08/09/2011

IL GIGANTE DEL SUD. Vita quotidiana nel Brasile che cresce

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«È nata una stella»: così nel 2007 la rivista "Limes" titolava uno dei capitoli del suo numero speciale dedicato al Brasile. In questi ultimi anni il paese verdeoro ha ulteriormente consolidato all'estero questa sua immagine di successo, sia per la grande espansione economica, sia per la crescente influenza internazionale. Ma com'è cambiato il Brasile al suo interno? Come ha inciso la crescita sulla vita quotidiana della popolazione? E quali tensioni, speranze, paure porta questa nuova stagione nell'animo delle persone? Eliane Brum, una delle più popolari giornaliste brasiliane, vincitrice del Premio Jabuti per il suo reportage "A vida que ninguem ve", ci racconta il Brasile che sta oltre le statistiche. La incontra il giornalista Maurizio Chierici.

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Maurizio Chierici, già inviato dei maggiori quotidiani italiani e grande esperto dell'America Latina, l'ha presentata così: «In Brasile e in Sud America, Eliana Brum è popolare quanto lo era da noi Oriana Fallaci: è una giornalista che racconta le cose dal basso, avvicinando la gente e vivendo con la gente». 
Nessuno meglio di lei può raccontare i cambiamenti avvenuti nel suo Paese in questo incontro dal titolo "Il gigante del Sud". Nel suo ultimo libro, "A vida che ninguem ve" ("La vita che nessuno vede"), Eliana, 45 anni, ha raccolto i reportage realizzati e pubblicati negli ultimi anni, dall'Amazzonia alle favelas delle grandi città, passando per le case dei brasiliani che hanno visto migliorare la loro condizione economica. «Sono stata in Amazzonia dove il governo sta realizzando grandi opere per produrre energia senza pensare al benessere degli indios», ha spiegato la Brum. «Per la maggior parte dei brasilani, l'Amazzonia è un concetto astratto, molti non sanno neppure bene dove si trovi». La giornalista conferma che le condizione economiche dei suoi concittadini sono davvero migliorate grazie ai governi del presidente Lula, prima, e Dilma Rousseff, adesso, ma molto resta da fare: «La sanità pubblica è ancora un disastro, mentre l'istruzione pubblica è una calamità».

Alla giornalista brasiliana Eliane Brum, 45 anni, sono bastati pochi secondi per trasportare il pubblico del Festivaletteratura dal settecentesco teatro Bibiena alle sterminate foreste dell'Amazzonia, dove lei ha realizzato alcuni dei reportage che sono stati raccolti nel volume dal titolo "A vida que ninguem ve" ("La vita che nessuno vede"). Negli ultimi anni, sotto la presidenza di Lula da Silva, sostituto poi dall'attuale capo di stato Dilma Rousseff, il Paese sudamericano ha avuto un incredibile sviluppo economico che ha portato un miglioramento della vita della popolazione. Ma "Il gigante del Sud", come cita il titolo dell'incontro, non è diventato un Paradiso e Eliane Brum è certamente la persona più adatta per raccontarne le contraddizioni. «I brasiliani hanno uno slogan che dice: l'Amazzonia è nostra, ma in realtà sono in pochi a conoscere i veri problemi di quell'immenso territorio», ha spiegato la giornalista, la cui famiglia è originaria di Udine. «Nel 2005 io ho visitato un luogo dove vivono degli indios che non conoscono nemmeno il significato delle immagini e rischiano di scomparire a causa del progetto di costruzione di una grande diga per la produzione di energia elettrica. Il presidente Dilma Rousseff ha detto che grazie alla diga gli indios non saranno più poveri e loro si sono offesi perché non si sentono dei miserabili: vivono di ciò che dà loro la foresta, sono felici e dallo Stato vorrebbero scuole ed assistenza sanitaria ma non assistenzialismo». Tra i suoi reportage, Eliane Brum ne ha realizzato uno seguendo da vicino una famiglia che vive nella periferia di San Paolo per testimoniare come sono cambiate le condizioni di vita in  Brasile. «Nel 2002 il capofamiglia era disoccupato e si considerava un emarginato», ha raccontato la giornalista. «Era talmente sofferente che i denti gli cadevano uno dopo l'altro. Oggi in casa mangiano carne tutti i giorni, una figlia va all'università, hanno un computer, una televisione 42 pollici e la macchina per il gelato». Tutto bene, dunque? No, perché nel Paese sudamericano ci sono ancora cose che non vanno. «Se una persona si ammala deve affrontare una sanita pubblica da incubo e con l'istruzione non va meglio», ha spiegato la Brum. «L'università pubblica è buona ma è a numero chiuso, mentre le scuole inferiori e superiosi sono un disastro. Da una recente indagine risulta che metà dei quindicenni non sanno leggere bene e non riescono a interpretare un testo, mentre tantissimi bambini non riconoscono l'orario sull'orologio, non distinguono un triangolo da un quadrato e non riescono a fare un piccolo conto per avere il resto al supermercato».    

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