08/09/2011

APPETITE

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Canadian poet and novelist, Helen Humphreys will talk about her poetry and will read some new work and selections from her award-winning collection, "Anthem", an elegiac book of loss and longing.

L'evento si terrà in lingua inglese senza traduzione.

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Inglese

Helen Humphreys è una scrittrice canadese nota per i suoi romanzi. Ma dall'età di otto o nove anni ha iniziato a scrivere poesie. Nel 1999 ha pubblicato il suo ultimo libro in versi, poi ha smesso ed è passata al romanzo. Le sue poesie vivono in un tempo passato: il passato della sua vita ma anche il passato delle sue storie, da cui nascono e nelle quali si esauriscono. Le storie si esauriscono nella poesia ma rimangono comunque 'vergini nell'emozione', sempre ritrovata, della scrittrice che la cerca e del lettore che la ritrova.
Tra i suoi versi si sente il peso della memoria, lo spauracchio di una immaginazione in germe, una devozione agli affetti verso persone o cose, indifferentemente. Non sono grandi sguardi sul mondo o profondi segreti dell'essere. I suoi versi scivolano tra l'effimero del vento e sbattono contro il duro delle montagne, entrambe incarnate dalla parola come parola che scorre. Si sente così lo sciogliersi dei giorni e degli anni, in una poesia di un ego liquido che tende ad altro da sé. Il romanzo dunque è il suo destino e la sua deriva, da cui segue il conseguente abbandono del verso.  
Forse il passaggio è dovuto ad un abbandono dell''io'. Nelle poesie è molto presente la prima persona e l'incarnazione di uno sguardo unico, incentrato su questo 'io' ma già aperto sull'altro. Solo dopo la definizione dell'identità si possono susseguire gli incontri, i fatti di vita, gli elementi naturali e persino geometrici. Poi la maturità arriva, l''io' si è maturato e il suo frutto scoppia.  L'altro prende così il sopravvento.
Se la poesia di Humphreis nasce dalll''io', il suo romanzo invece viene al mondo attraverso il ritrovamento di una nuova terza persona: l'altro.  

Helen Humphreys is a famous Canadian novelist. But she has been writing poetry since she was eight or nine. She published her last poetry book in 1999, then she dedicated herself to the novel. Her poems live in the past, in a double sense: her life in the past and the past of her stories, from which they are born and where they end. The stories, I mean, end in poetry but live in the emotions, which the writer looks for and which the reader finds again. Then the novels follow, which are more famous, where the facts stand out and the emotion remains in the background.
In her verse the reader can feel the weight of memory, the bogey of a germ of imagination, a devoted affection for people and things. No staring at the world or expressing great secrets. Her verse glides over the ephemeral wind and bumps against hard mountains, while the words flow like a river. So that you can feel the days and years melting down, in a poetry which becomes something else. The novel is then her destiny and drift, and she had to abandon the verse.
Maybe she changed because she left the lyric 'I'. In his poems, many of which are in the first person, even this personal 'I' is already looking at the other, at the outer world; since meetings, life events, natural and even geometrical elements can only follow definition of one's own identity. Then comes maturity, the 'I' ripens and fruits. And the other prevails.
If Humphreys' poetry is born from the 'I', her novels come into existence through the recovering of a new third person: the other.

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