08/09/2011

Anna Maria Carpi con Elia Malagò

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Anna Maria Carpi insegna Letteratura tedesca all'Università di Venezia. È autrice di saggi sulla poesia da Von Kleist a Celan. Ha tradotto le poesie di Nietzsche e testi di Enzensberger e Grunbein. Autrice di narrativa e poesia (per la poesia, "E tu fra i due chi sei", 2007 e "L'asso nella neve", 2011), mostra l'esempio di un cammino di parole limpido e rassicurante, «un cammino alla luce del sole: con repentini salti nel buio, fulminee immersioni nella notte, quella notte che si annida in ognuno di noi. Poi torna la luce. Sono le cose, sì, è lo sguardo salvifico sulle cose», osserva Fausto Malcovati nella postfazione all'ultima raccolta. «COS'È LA TERRA? Erba/ aria folate erba/ fruscio contesa/ fra radicati e sradicati./ E tu fra i due chi sei?». La incontra Elia Malagò.

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Anna Maria Carpi è traduttrice e saggista, germanista e appassionata di cultura russa, ma è soprattutto scrittrice e poetessa e proprio in questa veste è ospite di Festivaletteratura, in compagnia di Elia Malagò, per affrontare insieme al pubblico un percorso nella sua opera, che attraversi soprattutto la parola poetica.
Una vasta produzione la sua, dagli anni '90 sino ad oggi, racchiusa in tre antologie tra cui, la più importante, è senz'altro l'ultima, "L'asso nella neve" (Premio Minturnae 2011), i cui testi - nuovi e vecchi - muovono, secondo la Malagò, fra tre temi fondamentali: la neve, ma soprattutto la notte e il tempo. Un'esplorazione dell'umano, delle sue contraddizioni, dei 'due pezzi' di cui ognuno di noi è fatto dunque, tra contorcimenti interni e apertura ad un dialogo: «Raccolta bella e dolente, con sapienza e disincanto, fatta dell'alternarsi di testi brevi e ballate per un bilancio dell'esistenza» evidenzia la Malagò, poiché Carpi sceglie 'un quasi parlato' alla Caproni, un registro non monocorde e guarda al passato per affrontare infine il presente, il quotidiano, e soprattutto per volgere a ciò che più le interessa, la condivisione, secondo una cifra poetica 'dialogica' che le è dichiaratamente cara.
Nella sua poesia, infatti, «si condivide la condizione di essere al mondo», che è del lettore ed è di tutti.

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