09/09/2011

DA MICHELE SINDONA A CESARE BATTISTI. L'informazione chiara e documentata sui casi giudiziari come servizio nei confronti dei cittadini

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'Misteri' è una parola che ricorre di frequente nella titolazione giornalistica per descrivere quegli eventi tragici che hanno ferito il nostro paese e sui quali a lungo non si è riusciti a gettare piena luce. Al di là dei depistaggi e delle oggettive difficoltà delle inchieste, resta il dubbio che in molti casi l'oscurità derivi da un'informazione frammentaria e pregiudiziale. Con i suoi "Il caffè di Sindona" e "Il caso Battisti", un ex-magistrato per anni attivo sul fronte della lotta alla criminalità mafiosa ed economica come Giuliano Turone ha cercato di ristabilire la verità processuale di due casi di stretta attualità, per permettere all'opinione pubblica di venire a conoscenza di fatti ormai chiariti. Dialoga con lui Gherardo Colombo, collega di Turone nell'indagine sull'omicidio Ambrosoli, che portò alla scoperta degli elenchi della loggia P2.

L'evento 089 ha subito variazioni rispetto a quanto riportato sul programma. Originariamente il suo svolgimento era previsto presso il Teatro Ariston.

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L'ex-magistrato Giuliano Turone, accompagnato dal collega Gherardo Colombo, ha presentato due suoi libri "Il caffè di Sindona" e "Il caso Battisti" al numeroso pubblico presente nel cortile di Palazzo S. Sebastiano. Entrambi gli scritti sono il frutto di un minuzioso lavoro di ristudio delle vicende processuali rispettivamente del caso Sindona e Battisti.
A quale scopo Turone si è dedicato all'analisi e alla sistemazione di molteplici faldoni giudiziari? In primis per mettere a disposizione di tutti i cittadini libri che espongano in modo chiaro i dati di fatto, e non le opinioni, riguardanti i due casi giudiziari. In secondo luogo per mettere in ordine i documenti, che un giorno i posteri utilizzaranno per ricostruire i fatti storici avvenuti durante gli anni di piombo. «Il nostro è un paese che ha un po' di difficoltà con la memoria», ha affermato Colombo. Per non dimenticare gli avvenimenti di quel periodo storico cruciale per l'Italia, serve, dunque, che i cittadini conoscano e ricordino.

In questo continuo ricordare la storia del nostro paese, indispensabile per formare cultura e identità, insieme a Giuliano Turone e Gherardo Colombo, è il turno degli anni di piombo e della controversia attualissima sul caso Battisti. Turone, nell'introdurre la questione, ripercorre la vita del leader dei PAC (Proletari armati per il comunismo) e la sua fuga dal carcere nel 1981 per rifugiarsi prima in Francia e poi in Brasile, dove il Presidente Lula rifiutò di consegnarlo alla giustizia italiana.
Il terrorismo rosso è risultato più 'facile' da investigare rispetto a quello nero, ricchissimo di elementi devianti e presenze difficili da decifrare. In ogni caso, il gran numero di faldoni a disposizione dopo le 10 sentenze sul caso dei PAC è stato ugualmente arduo da analizzare e sintetizzare. Lo scopo primario dell'autore è stato quello di tradurre tutti i documenti in un linguaggio comprensibile, in modo che ognuno, alla fine, potesse avere il quadro completo della vicenda e traesse quindi le proprie conclusioni, sempre però facendo riferimento ai documenti oggettivi processuali.
Il racconto e la ricostruzione storica di quegli anni, il clima pesantissimo che si viveva allora tra morti e rapimenti, l'indagine sul caso Battisti e su tutti quelli che ruotavano attorno al terrorismo delle BR diventano storia. In un paese come il nostro che ha molte difficoltà con la memoria, sarebbe importante recuperare queste conoscenze, soprattutto a favore delle giovani generazioni ancora perse nel buio e nell'ignoranza di un periodo storico importantissimo e pericolosissimo per la nostra Repubblica. Distinguere i fatti dalle opinioni, ri-studio delle carte giudiziarie, divulgazione: tutto sarebbe andato perso se i 53 faldoni studiati da Turone fossero rimasti in archivio, se non li avesse resi accessibili al pubblico. Le prossime generazioni devono usufruire di tutti questi documenti, i posteri devono poter utilizzare tutto il materiale e lo scopo ultimo deve sempre essere questo, di qualunque processo storico si parli.
Alla fine di questo lavoro, possiamo metterci alle spalle gli anni di piombo? Sicuramente non si può archiviare il tutto soltanto dicendo che ormai sono passati 30 anni. Anche il giudizio storico su quell'epoca di violenza ed eversione, e non di guerra civile come dicono in tanti, non si può fermare al suo carattere sociale. La giustizia ha fatto il suo corso in moltissimi di questi casi e per farsi un'idea basta consultare e rendere disponibili i documenti oggettivi di questi processi. Per il perdono, per la riconciliazione magari sarà utile seguire il percorso di Gherardo Colombo «dalle regole al perdono».

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