09/09/2011

L'ANORESSIA TRA FIGLIE E GENITORI

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L'anoressia è un disturbo che provoca spesso una crisi profonda nelle relazioni e nelle dinamiche familiari. Le adolescenti che rifiutano il cibo, cercando di diventare più desiderabili perdendo peso, manifestano una grave sofferenza affettiva. Da parte loro i genitori spesso vivono l'anoressia come un attacco alla propria genitorialità, unendo alla sofferenza della figlia la propria angoscia, nell'incapacità di trovare risposte adeguate. Secondo Pamela Pace, psicoanalista e psicoterapeuta impegnata da tempo nel lavoro clinico sui disturbi del comportamento alimentare ("Un dolore infame"). D'altro lato lo psichiatra Stefano Mistura ripropone un approccio al tema che attinge dalla sapienza fenomenologica di Binswanger. Coordina la giornalista Marina Terragni.
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Cos'è l'anoressia? È una delle parole forse più usate in questi ultimi anni, ma non sono ancora chiare le cause di questa malattia moderna. Anzi, non siamo nemmeno sicuri che di malattia si tratti. È questo il tema del dibattito fra il dottor Stefano Mistura, psichiatra presso l'azienda Usl di Piacenza e Pamela Pace, specializzata in psicologia clinica. Fulcro della conversazione è la figura dello pscihiatra svizzero Binswanger (massimo esponente dell'analisi esistenziale), che si occupò del famoso 'caso Ellen West', forse il primo studio approfondito sull'anoressia.

I due esperti, Pamela Pace psicoterapeuta e Stefano Mistura psichiatra, entrano subito nel vivo del discorso con l'aiuto della giornalista Marina Terragni.
«In famiglia la presenza di un soggetto malato viene vissuta dai genitori come un ricatto, dove loro stessi sono i ricattati, e la posta in gioco è la domanda d'amore» dice Pamela Pace, evidenziando così il bisogno di affetto che il soggetto malato dimostra con il deterioramento del suo corpo. Non c'è una famiglia tipo uguale per tutte le persone affette da questa malattia, però i due specialisti riconoscono alcune caratteristiche che sono quasi sempre presenti nelle storie che parlano di anoressia, come l'incapacità di elasticizzare le relazioni e 'l'invischiamento', che implica la reciproca invasione dell'intimità e la poca tolleranza della privacy. Nonostante questo è importante capire, dice la psicoterapeuta, che la famiglia non è causa della malattia, anche se certamente c'è una difficoltà nel rapporto con gli oggetti e le persone amate. Lo psichiatra interviene sostenendo che, similmente ad altri disturbi ossessivo-compulsivi nei quali la psiche è inevitabilmente diretta verso un'unica direzione, difficilmente c'è modo di intervenire preventivamente e nessuno può considerarsi responsabile della patologia, neanche il diretto interessato.
L'anoressia è una scelta dell'incoscio in un momento di debolezza, ma questa scelta finisce per mettere a rischio la vita del soggetto, il quale entra in un rapporto di servitù/padronanza con la malattia, accorgendosi troppo tardi che la situazione sta sfuggendo di mano, non è più gestibile. Mistura propone a proposito di questo un'enigmatica domanda che lascia spazio a diverse opinioni: «La follia è libertà o massima necessità?».

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