09/09/2011

VISTA DAGLI ALTRI. L'Italia agli occhi degli stranieri

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Da aprile a maggio di quest'anno Beppe Severgnini ha compiuto un viaggio in treno di più di seimila chilometri da Mosca a Lisbona. Obiettivo: cercare di capire quanto conosciamo l'Europa e quali sono gli stereotipi che i vari popoli hanno gli uni nei confronti degli altri. Il viaggio è stato anche l'occasione per raccogliere da est ad ovest una serie di impressioni sul nostro paese, in particolare sugli eventi della vita pubblica degli ultimi mesi. Come vedono gli stranieri l'Italia? Severgnini ("La testa degli italiani"; "La pancia degli italiani") sottopone il suo resoconto all'analisi di Rachel Donadio, corrispondente in Italia del "New York Times".

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Italiano

Come ci vedono gli stranieri? È questo il leitmotiv di "Vista dagli altri", un'intensa chiacchierata tra Beppe Severgnini e Rachel Donadio che si è svolta in Piazza Castello. Non è un tema nuovo, dice Severgnini, ma l'Italia è un Paese sempre nuovo e nel raccontarlo lo si scopre sempre diverso: lo sanno bene lui, corrispondente per l'"Economist" dal 1997 al 2003, e Donadio, dal 2008 corrispondente dall'Italia per il "New York Times".
Entrambi sono d'accordo nell'affermare quant'è difficile parlare del nostro Paese; un Paese dove accadono cose talmente surreali che chi non le conosce potrebbe pensare ad uno scherzo, con eventi politici di grande rilevanza ridotti a burletta, i quali rischiano di sminuire la credibilità del giornalista che se ne occupa. L'analisi dell'Italia è critica. Per Donadio siamo un sistema di corte dove tutti si arrangiano, dove ogni cambiamento ci riguarda solo se possiamo approfittarne privatamente. Per Severgnini l'Italia è una democrazia con tanti limiti: la disinformazione (troppo pochi s'informano sulla rete, la TV è ancora dominante e non va sottovalutata), i furbi che fanno solo il loro interesse, il precariato.
È un Paese che può farcela a far emergere i suoi lati migliori, sicuramente, nonostante tutti gli ostacoli che ci gravano addosso: primo fra tutti, lo scarso spazio dato ai giovani (la prima generazione, dal dopoguerra, consapevole che starà peggio dei suoi genitori). Anche la Donadio ha la speranza che le cose migliorino e, nonostante tutti i nostri problemi, continuiamo ad andare avanti. Per la giornalista americana potremmo diventare un modello di sopravvivenza per altri, per esempio per gli Stati Uniti, dove la situazione economica è in certi casi addirittura peggiore della nostra.

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