09/09/2011

M.C. Beaton con Lella Costa

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Arriva una nuova investigatrice nel panorama dei gialli d'autore: Agatha Raisin è dura, non tanto bella e anche un po' imbrogliona. Per di più mangia malissimo, beve gin, ed è una forza della natura, ed è così sola! Insomma, difficile non amare una donna così imperfetta ma acuta, scaltra e intelligente nel risolvere i misteri del villaggio scozzese in cui si è trasferita. M.C. Beaton (pseudonimo dell'autrice di oltre cento romanzi storici Marion Chesney) è nata in Scozia, ha lavorato come libraia specializzata in narrativa, ha intrapreso poi la carriera di giornalista di moda prima e di cronaca nera poi. Tutte esperienze che confluiscono negli oltre venti romanzi con protagonista la tosta investigatrice, che ha già cominciato a conquistare i lettori italiani a partire da Lella Costa.

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Stasera presso il Chiostro del Museo Diocesano la brillante e simpatica Lella Costa ha incontrato Marion Chesney, in arte M.C. Beaton.
Dall'intervista della Costa sono emerse, tra risate e battute, le caratteristiche principali della scrittura della Chesney. Per i suoi romanzi spesso l'autrice prende spunto dai suoi ricordi familiari e dalla sua esperienza di giornalista di cronaca nera. Con l'intervento del pubblico, Lella Costa è riuscita a proporre alla Chesney due spunti interessanti: i motivi e il modo in cui nascono i suoi romanzi. Ha sempre voluto scrivere e farlo, e ora, è la realizzazione di quel sogno che fin da bambina ha coltivato. Il modo in cui scrive, invece, è singolare e personale, perchè secondo l'autrice lo scrivere per il mercato editoriale porta ad una fine precoce della carriera, quando invece si potrebbe essere se stessi e scrivere solo per appagare un proprio bisogno. 

Chi avrebbe pensato che il giallo potesse far ridere? Nel Chiostro del Museo Diocesano, M.C Beaton, pseudonimo dell'autrice di romanzi storici Marion Chesney, accompagnata da Lella Costa, ne hanno dato prova. Agatha Raisin, la protagonista dei romanzi gialli dell'autrice è una donna imperfetta, una detective di mezza età che non fa le cose secondo le regole o la buona educazione. E le persone presenti sotto il tendone ridevano alle battute di queste due donne che amano la vita e che hanno il senso dell'umorismo. Prima di scrivere romanzi, M.C Beaton era reporter per la cronaca nera di un giornale a Glasgow. Un ambiente prevalentemente maschile, nel quale la donna ha dovuto far vedere un certo carattere. «Alla redazione eravamo tre donne per quaranta uomini, dovevamo mettere i tacchi alti, anche d'inverno», racconta l'ex giornalista. Però quest'esperienza ha fatto nascere nel suo pensiero una visione particolare del femminismo: «il vero femminismo ha fatto del male alle donne perché loro adesso devono essere efficaci al lavoro, essere delle buone madri ed anche delle prostitute a letto». Alla sua agente che le chiedeva perché facesse tante ricerche per i suoi romanzi storici, l'autrice ha sottolineato che i suoi romanzi vengono letti da donne intelligente e quindi «non voglio insultare la loro intelligenza».
Il pubblico ha fatto numerose domande, sopprattutto sul suo modo di scrivere. «La mattina, caffè nero e sigaretta, poi comincio a scrivere. Per chi non ha mai scritto, scrivere necessita concentrazione e bisogna pensare solo a questo. Invece, con la mia esperienza di giornalista, sono abituata a scrivere con la gente attorno, con il rumore... Quindi scrivere per me non è un problema».
«Lettrice compulsiva», M.C Beaton legge quattro o cinque romanzi gialli ogni settimana. «Non si può scrivere quello che non si legge e non si può scrivere ciò che non ci piace», secondo l'autrice. Lella Costa propone a questa donna con un senso sviluppato dell'autocritica e delle piccole battute di scrivere per il teatro. «Ho avuto una brutta esperienza facendo un adattamento per la televisione, quindi non lo farò, però di quest'esperienza ne ho tratto un libro: "La morte di un sceneggiatore"». Se l'atmosfera è stata cosi piacevole è grazie a queste due donne simpaticissime e al pubblico che ha mostrato un entusiasmo assoluto. Forse si potrebbe spiegare anche con le parole dell'autrice: «tra autori di romanzi gialli, non c'è nessun'animosità, perché le cose cattive le mettiamo nei romanzi».   

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