09/09/2011

ITALIA. 150 ANNI... E SENTIRLI TUTTI

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Nel 150° compleanno della Nazione, Enrico Bertolino e Domenico De Masi riprendono i loro dialoghi mantovani iniziati lo scorso anno con "Plinio il vecchio e Plinio il giovane", per confrontarsi, questa volta, con Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi. Entrambi si chiamavano Giuseppe, ma in comune avevano solo il nome: pensoso, severo, lungimirante, il primo; esuberante, combattivo, gagliardo il secondo. Comunque, due protagonisti assoluti del Risorgimento, due icone, due metafore, due cult.

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Serata di risate, serata di riflessione: sull'Unità d'Italia e sui suoi protagonisti principali, su Garibaldi e Mazzini, splendidamente 'interpretati' da Domenico De Masi ed Enrico Bertolino. Scoppiettanti i botta e risposta dei protagonisti, con il professore universitario impegnato in un disincantato, ma pieno di fervore, racconto della vita dell'eroe dei due mondi, e il comico milanese sempre pronto alla battuta e a delineare a sua volta la figura di uno 'sfortunato' Mazzini.
La riflessione resta comunque presente. Ma come non ridere di gusto ai parallelismi tra le minorenni amanti di un Garibaldi settantenne e le papi girls? E mentre il racconto prosegue, altre battute, altri spunti incredibili e a tratti inverosimili. Sempre però senza dimenticare la serietà dell'argomento trattato e la necessità forse di avere ancora un Mazzini e un Garibaldi che a loro modo ci aiutino ad indignarci di più e che magari ci diano quella forza, che ultimamente sembra mancare, per cambiare le cose.

È possibile ridere ed emozionarsi allo stesso tempo, divertirsi e riflettere seriamente sulla vita di Garibaldi e Mazzini, quando sono impersonati da Domenico De Masi ed Enrico Bertolino.
Il professore universitario, con enfasi crescente, descrive la vita avventurosa dell'eroe dei due mondi, i suoi amori, la sua Anita (donna fantastica e figura fino ad ora mai studiata approfonditamente) le sue eterne battaglie contro tutti e tutto soffermandosi anche sul suo lato riflessivo e realista, nel momento in cui consegna il Regno delle Due Sicilie a Vittorio Emanuele II. Fu grande viaggiatore e grande navigatore. Alternò l'impegno in imprese belliche con attività commerciali fra le più disparate. Ma si adoperò sempre per la libertà, per riscattare i popoli dall'oppressione straniera.
Bertolino invece, in maniera disincantata e comica, traccia la figura di Mazzini, uomo eternamente in fuga e dagli amori travagliati, sempre lontano da casa; o meglio, senza una vera patria, tanto che i suoi movimenti e le sue idee rivoluzionarie assumono presto una connotazione internazionale. Il comico sottolinea scherzosamente come lo statista fosse solito fomentare rivolte alle quali non partecipava mai. Ma il riso lascia spesso il posto alla riflessione per un uomo eternamente ricercato dagli oppressori della libertà e sempre senza pace.
Per Garibaldi «la vita dell'uomo è la guerra e dove ci sono ingiustizie non c'è felicità». Così raccoglie un migliaio di persone e parte alla conquista della Sicilia, per poi conquistare tutto il regno di Francesco II e consegnarlo a Teano a Vittorio Emanuele II, senza avere alcuni riconoscimenti e senza essere invitato al banchetto celebrativo. Invitato in Inghilterra, è accolto da mezzo milione di persone osannanti e continua fino alla fine ad abbattere barriere, compresa quella per il suffragio universale.
Mazzini rimane più riflessivo (forse troppo per alcuni) e non accetta la monarchia sabauda, sempre coerente alla sua idea di una Repubblica italiana. Esilaranti diventano sempre di più i botta e risposta tra Bertolino e De Masi, arricchiti da parallelismi improbabili tra i due protagonisti dell'Unità d'Italia e i politici moderni. La riflessione è però sempre dietro l'angolo. Ci vorrebbero ancora figure come quelle dei due 'eroi', per indignarsi davvero, per essere meno tolleranti nei confronti delle ingiustizie, in modo da riuscire finalmente a cambiare le cose anche oggi. Una serata splendida, due eccezionali interpreti e un modo davvero leggero e impegnato allo stesso tempo per ricordare a tutti da dove veniamo.

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