10/09/2011

KABUL. LIBRI DI GUERRA E DI PACE

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«Vivo in Afghanistan da oltre vent'anni - anni di guerra - svolgendo un lavoro di pace: ridare arti e dignità a chi li ha persi. Anni straordinari, per lo più drammatici e dolorosi. Sono stati i libri scritti da altri a riempirli. Libri di ogni genere, preferibilmente romanzi e biografie, hanno scandito prima i giorni dell'Afghanistan dimenticato dal mondo, poi quelli più recenti dell'intervento occidentale, quindi gli odierni in cui tanti vorrebbero abbandonarlo malgrado l'irrisolta situazione. Compagni di viaggio esigenti e generosi, hanno da me preteso bilanci, ispirato cambiamenti, legandosi indissolubilmente a momenti e date, cambiando non poco la mia percezione della realtà». Alberto Cairo, delegato del Comitato Internazionale della Croce Rossa in Afghanistan ed autore di "Mosaico afghano", ne parla con il giornalista Valerio Pellizzari.

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I viaggi, si sa, sono tra le cose che si avvicinano di più al concetto di cultura; ma quando a questi si accompagna la lettura di determinati libri, l'esperienza che ne viene fuori emana un fascino e un'irripetibilità unica al mondo. Il racconto di questo 'doppio' viaggio ci è stato fornito questa mattina da Alberto Cairo presso il Teatro Ariston, assieme al giornalista Valerio Pellizzari.
Dopo una laurea in Legge e una formazione come fisioterapista, Alberto Cairo parte, quasi per caso, alla volta di Kabul con l'incarico conferitogli dalla Croce Rossa Internazionale di prestare servizio presso un centro di riabilitazione per mutilati di guerra della capitale. Il racconto della propria opera di soccorso viene scandito dagli eventi più drammatici che hanno segnato gli ultimi vent'anni di storia di questo paese: è proprio questo intrecccio di storia ufficiale ed esperienza personale che ci ha tenuto legati alle nostre sedie per ben più di un'ora, sforando il tempo massimo a disposizione, non sufficiente a raccogliere le numerose domande che provenivano dalla platea: avremmo voluto sapere ancora molte cose, vorremmo visitare anche noi questo affascinante Afghanistan.
Il racconto dell'esperienza di lettura dei libri che hanno accompagnato Cairo nel suo lungo soggiorno a Kabul ci lasciano ipotizzare che, forse, il libro che abbiamo tra le mani in questo momento non è mai una pura casualità, che forse lo stavamo inconsapevolmente cercando perché ne avevamo bisogno, e che la sua lettura è capace di illuminarci meglio di qualsiasi altra cosa sulla realtà che adesso stiamo vivendo.

Alberto Cairo vive in Afghanistan da oltre 20 anni, «un paese bellissimo e maledetto in cui ad una guerra ne è seguita un'altra». Ostinatamente schivo in queste mondo di immagini restituisce un sorriso alle persone disabili, costruendo protesi a Kabul e negli altri sei centri del Paese. Quando mostra le protesi dice: «Quello era un albero, adesso su quell'albero potete arrampicarvi come la gente normale». Sono 105.000 gli uomini, le donne e i bambini che grazie al suo impegno hanno riavuto gli arti.
Quando parla degli Afghani racconta la loro generosità e l'orgoglio, la velocità con cui apprendono ma anche l'arroganza dei taliban. «Non perdonerò mai la loro mancanza di rispetto verso le donne, soprattutto se straniere». Senza un'educazione, escluse dal lavoro, violate, madri di bambini mutilati dalle bombe: sono queste le donne afghane. Ma sono anche quelle coraggiose che lavorano nei centri di riabilitazioni, disabili loro stesse. Nelle strutture dei centri protesici vige una discriminazione positiva nei confronti di chi ha subito un'amputazione. Una decisione che Cairo ha preso quando Mahmadou, triplo amputato, lo supplicò di trovargli un lavoro, perché non sopportava più di mendicare «come un avanzo d'uomo».
«L'Afghanistan - prosegue Cairo - è un paese straziato da una lunga interminabile guerra: l'invasione sovietica, i mujaheddin, i taliban, l'intervento NATO dopo il 2001». «Forse per questo leggo libri, come quelli di Jane Austen in cui non c'è tragedia, solo commedia, farsa e un po' di dramma». I libri - "Harry Potter" o "La ballata del caffè triste" - sono per Cairo una boccata d'aria fresca, forse una fuga da quel mondo che a tratti si fa insopportabile. «Non c'è il fair play dei personaggi di Jane Austen in Afghanistan, la gente ti sta a dieci centimetri di distanza e ti fa domande dirette, non ti lascia scampo». Ora, in questo paese dalla corruzione spaventosa, con i raid aerei, i mujaheddin in Parlamento e la 'democrazia', aggiunge Cairo  «trovare libri è diventato più facile, ma non hanno più il sapore di prima».

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