10/09/2011

Margaret Mazzantini con Daniele Bresciani

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«Gli incontri con i lettori sono un risarcimento per la fatica di scrivere dell'intimità, pur affacciata alla finestra». E in questo nuovo incontro mantovano Margaret Mazzantini, autrice di numerose opere di successo, da "Non ti muovere" al recentissimo "Nessuno si salva da solo", si mette ancora una volta a confronto con il pubblico per parlare della forza e della fragilità degli affetti, dei sentimenti e delle parole, del rapporto tra scrittura e vita. La incontra il giornalista Daniele Bresciani.

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Scrive affacciata alla finestra, ma racconta dell'intimità e delle sue contraddizioni. Forse per questo in moltissimi si sono innamorati della scrittura sensuale della Mazzantini, forse per questo oggi il Cortile della Cavallerizza era affollatissimo. Una scrittura che come afferma lei stessa è continua ricerca, scavo interiore e richiede tempo. Non per la stesura, veloce, quando i personaggi chiedono di venire al mondo, ma prima, quando deve risolversi, accanto alla vita. Quelle della Mazzantini sono sceneggiature emotive che la violenza non si stanca di percorrere, sia essa quella esplosiva della guerra di Sarajevo in "Venuto al Mondo" o quella trattenuta, infiltrata nei dettagli di "Nessuno si salva da solo". Delia e Gaetano in "Nessuno si salva da solo" sono personaggi intrappolati nei loro sogni, stanchi, che si barcamenano fra le oscillazioni della quotidianità, mentre i loro ragazzi, Cosmo e Nico sono i figli di questi obiettivi sfuocati. Timoteo, in "Non ti muovere", aggredisce Italia per allontanare da sé la miseria che scorge riflessa in questa donna dimessa, il suo squallore, che l'attrae e lo ripulsa. Sono questi i personaggi della Mazzantini: non eroi in cui è possibile riconoscersi, scorci dell'animo umano. Come Gemma, donna opaca, inaridita dalla disperata ricerca di un figlio, che infine arriverà, ma sarà il frutto amaro della guerra. Un embrione di speranza, quasi un rovesciamento che ricorda l'amore impossibile che lega Italia al suo carnefice. In questo i suoi personaggi sono autentici, così vicini al vivere che non regala mai facili soluzioni, ci distrugge e ci salva ad un tempo.

«Mi metto sempre a repentaglio, ogni libro si fa una sua lingua, è sempre diverso». Sono le parole della Mazzantini per descrivere l'unicità della letteratura, sempre continua ricerca, mai schiacciata su formule già usate. Fiumi di parole che scorrono nei suoi libri, fino all'ultimo "Nessuno si salva da solo", impastate della vita e dei suoi odori. Scrivere diviene allora per l'autrice un «vedere di più che nasce da un lavoro di scavo», che mentre salva distrugge. Questo non vuol però dire fermarsi al racconto della propria intimità perché, come afferma lei stessa scrive alla finestra, affacciata sul mondo, di fronte alle sue tragedie. Come in "Venuto al Mondo", in cui sono narrate due guerre, quella visibile di Sarajevo, con le sue brutalità e quella celata, ma forse altrettanto cruenta e disperata, della protagonista Gemma, contro la natura e il suo corpo che si ostina a negarle la maternità. Sarà poi quella stessa guerra, quasi una parabola tragica, a risarcirla del figlio agognato. Gemma, donna quasi prosciugata nella sua femminilità dal desiderio del figlio, come gli altri personaggi della Mazzantini non è un'eroina, è imperfetta, e come le altre figure che si muovono nel suo universo letterario offre a noi lettori scorci umani in cui rispecchiarsi. Forse per questo siamo indulgenti verso i suoi personaggi, verso la loro miseria umana, incapaci di uscire dalle loro velleità o imprigionati dai loro fallimenti. Come Timoteo, in  "Non ti muovere", che come una belva che senta l'odore del suo simile, aggredisce Italia, la strattona e la fa sua, ma anche questa violenza nel cosmo della Mazzantini, non sarà fine a se stessa e darà vita ad un amore impossibile. È forse questo uno dei fili rossi che collegano i suoi romanzi, uno sfondo di aggressività, deflagrata e pubblica in "Venuto al mondo", privata e indegna in "Non ti muovere", invischiata nelle piccole cose della nostra quotidianità in "Nessuno si salva da solo". Quella della Mazzantini è una scrittura densa, simbolica e mai retorica, forse perché nasce da un'urgenza a cui è impossibile sottrarsi. «Se mi lasciano sola scrivo, non posso fare altro», ammette lei stessa.

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