11/09/2011

UN FALSARIO PERBENE

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Adolfo Kaminsky inizia appena diciassettenne la sua pericolosa vita da contraffattore sotto la morsa della Gestapo, fabbricando migliaia di documenti per salvare altrettanti ebrei e membri della resistenza francese dai campi di sterminio. Alla fine del conflitto mondiale, Kaminsky continua la sua attività a sostegno delle cause più nobili, manipolando visti e passaporti per il Fronte di Liberazione Nazionale algerino e per gli oppositori dei regimi dittatoriali di Spagna, Grecia e Portogallo. Dopo anni di tenaci ricerche, l'attrice Sarah Kaminsky ha avuto ragione della ritrosia del padre ed è riuscita a raccogliere le sue memorie in un toccante libro-intervista ("Adolfo Kaminsky: una vita da falsario"), di cui parlerà insieme al diretto interessato e allo scrittore Enrico Deaglio ("La banalità del bene").

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Al Cortile della Cavallerizza è arrivato un grande falsario e contemporaneamente una persona che ha aiutato e salvato molte vite tramite le sue illegali capacità. Di origine ebraico-russa, Adolfo Kaminsky ha raccontato al pubblico di Festivaletteratura la sua storia di resistenza e pacifismo, di vita sui bordi della Storia, nel grande rischio di creare dal nulla documenti per rifugiati politici algerini ed ebrei in fuga dalla Seconda Guerra Mondiale.
Ironico e amaro il destino che ha voluto che si chiamasse Adolfo, proprio come colui che ha per lungo tempo combattuto con i suoi brillanti falsi, ma, come giustamente afferma lo stesso Kaminsky, «se ce ne sono due al mondo è l'altro che è di troppo». Attraversando un secolo di storia, Enrico Deaglio, Adolfo e sua figlia, Sara Kaminsky, hanno mostrato come una persona sola può fare grandi cose in momenti di estremo pericolo. Un uomo di carattere, sempre legato all'importanza della vita umana e della pace.

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