06/09/2012

Aimee Bender con Chiara Valerio

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Fiabesca, straniante, surreale: così viene solitamente definita la scrittura di Aimee Bender, narratrice statunitense che nel 1998 si è imposta all'attenzione della critica con l'originalissima raccolta di racconti "The Girl in the Flammable Skirt". Anche nei libri successivi ("Un segno invisibile e mio", "L'inconfondibile tristezza della torta al limone"), in cui si affacciano temi come la crudeltà dell'adolescenza, le contraddizioni del desiderio, il confronto con la malattia e la morte, è solo «ingrandendo un dettaglio della realtà, o guardandolo attraverso una lente particolarmente strana o magica» afferma l'autrice, che «posso effettivamente vederlo e sentirlo in maniera più chiara». La incontra la scrittrice Chiara Valerio ("La gioia piccola di essere quasi salvi").

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Aimee Bender è una delle scrittrici americane contemporanee più originali, i cui personaggi sono al contempo surreali e vicini a noi; esasperando alcuni aspetti della realtà risultano infatti incredibilmente umani e il lettore può riconoscersi in loro. Negli ultimi anni anche il pubblico italiano ha imparato ad apprezzarla, grazie soprattutto ai romanzi "Un segno invisibile e mio" e "L'incredibile tristezza della torta al limone" e alla raccolta di racconti "La ragazza con la gonna in fiamme". 
In "Un segno invisibile e mio", la matematica è l'elemento costante nella vita della protagonista, Mona Gray, al punto da trasformarsi in disordine ossessivo compulsivo. Leggendo questo romanzo possiamo comprendere come i numeri non siano semplicemente entità astratte, ma elementi in grado di provocare intense emozioni e cambiare la vita di una persona. Qual è, si chiede Chiara Valerio, il rapporto dell'autrice con la matematica? I numeri, secondo Aimee Bender, hanno un duplice ruolo: da un lato sono legati alla magia, alla superstizione: ognuno di noi ha un numero preferito (quello dell'autrice è il nove) a cui è particolarmente legato, che gli porta fortuna, oppure un numero che preferisce evitare. I numeri però possono anche creare ordine, darci conforto ed è questa la funzione che hanno nel libro. 
I titoli delle storie di Aimee Bender sono tutti incredibilmente fantasiosi, invogliano il lettore a leggere il romanzo e scoprirne di più, eppure l'evento da cui nasce "La ragazza con la gonna in fiamme" è probabilmente ancor più surreale e divertente del titolo stesso. L'autrice si trovava in un negozio in cui vendevano vestiti scontati, quando vicino alla cassa vide una gonna con un cartello che invitava le clienti che l'avevano acquistata a riportarla indietro, poichè altamente infiammabile; con un titolo del genere a disposizione, ha pensato che non poteva non inventare un racconto!
 Tutti, nella nostra vita di lettori, ci siamo chiesti come nasce un romanzo, da dove trae ispirazione l'autore, Chiara Valerio ha rivolto queste domande ad Aimee Bender: quando ha iniziato a scrivere, l'autrice ha deciso di dedicare ogni mattino un'ora e mezza (ora sono diventate due) alla scrittura. Inizialmente si annoiava a non far nulla e così ha cominciato ad inventare. Ancora oggi in queste ore scrive tutto ciò che le viene in mente, poi in un secondo momento si rende conto che alcune di queste cose funzionano, altre no, in questo modo costruisce i suoi racconti e romanzi. Nel corso degli anni ha provato ad immaginare una scaletta e poi a seguirla, ma si è resa conto che questo metodo per lei non funziona. Spesso accusano i suoi romanzi di essere privi di una trama lineare, ma così come crescendo impariamo sempre più cose su noi stessi, man mano che progrediamo nella lettura di un romanzo, il racconto sviluppa la propria logica e riusciamo a risolvere il puzzle iniziale.

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