06/09/2012

LA LETTERATURA COMPLETA LA SCIENZA

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«Le neuroscienze e l'Intelligenza Artificiale hanno fatto progressi enormi negli ultimi anni, ma non sono riusciti a risolvere il problema di fondo che ha affaticato i filosofi da Cartesio in poi: come può un cervello fisico produrre il fenomeno della mente? E non sono riusciti neanche ad avvicinarsi alla rappresentazione sottile e sofisticata dell'esperienza umana che troviamo nella grande - e perfino nella meno grande - letteratura». Superando la contrapposizione classica tra sapere scientifico e sapere umanistico, per David Lodge esiste una felice complementarietà tra quello che le ricerche delle neuroscienze ci possono dire sul funzionamento della nostra mente e la capacità della letteratura di cogliere la complessità degli eventi così come si riflette sulle nostre coscienze. Sui rapporti tra rappresentazione artistica e interpretazione scientifica dell'esperienza umana l'autore di "La coscienza" e il romanzo si confronta con la filosofa Laura Boella. Lettura iniziale di Anna Nogara.
Con il contributo di British Council.

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A Festivaletteratura continuano le iniziative volte a gettare ponti tra la cultura letteraria e quella scientifica: dopo l'amichevole chiacchierata tra due matematici, tenutasi nel cortile del ristorante I Garibaldini, il pubblico ha potuto assistere ad un incontro tra Laura Boella, docente di filosofia morale, e lo scrittore inglese David Lodge, intervenuti per dimostrare come la letteratura completi la scienza. Nello specifico, l'attenzione si concentra sul problema della coscienza, che resta ancora un mistero per le neuroscienze: come può il cervello fisico produrre un fenomeno mentale come la coscienza? L'interrogativo che è stato appannaggio dei filosofi almeno a partire dal Seicento (basti pensare a Cartesio e ai suoi tentativi di legare la res cogitans alla res extensa tramite un'esile ghiandola pineale) è oggi lo scoglio principale di chi studia per realizzare l'intelligenza artificiale. In particolare, uno degli enigmi che appassionano i neuroscienziati riguarda i 'qualia', cioè gli aspetti qualitativi delle esperienze coscienti, quell'insieme di impressioni generate nella nostra coscienza dalle diverse esperienze soggettive: la percezione di un profumo o di un sapore, la visione di un'opera d'arte, ecc...
Laura Boella introduce il concetto di immaginazione, per sanare il contrasto tra fisico e mentale: essa consente alla mente umana il passaggio dalla sensibilità all'intelletto, la riorganizzazione psichica delle percezioni sensibili.
David Lodge, invece, affronta la questione dal punto di vista narrativo, sottolineando che quello che stanno cercando di cogliere gli scienziati è da secoli materia dei romanzieri: lo sforzo di calarsi nella mente di un altro, per descrivere in terza persona i fenomeni sperimentati in prima persona è ormai comunemente tramutato nell'espediente letterario del discorso indiretto libero. Non è forse un caso che tale tecnica si sia affinata da Henry James, il grande romanziere americano, fratello del filosofo e psicologo William James, fautore dell'empirismo radicale. I risultati più estremi in narrativa si sono poi avuti nei primi del Novecento: il flusso di coscienza di Joyce e della Woolf è debitore delle scoperte freudiane e dei progressi della psicanalisi. Nel suo saggio "La coscienza e il romanzo", come anche sulla prima pagina dell'inserto del "Sole 24 Ore" uscito in edicola domenica scorsa, David Lodge ha sottolineato come, avendo scelto una formazione letteraria, egli abbia a lungo vissuto e scritto ignorando apertamente le tematiche scientifiche, per poi rendersi conto che la letteratura da sola non può soddisfare l'esigenza di descrivere i fenomeni psichici: volendo, da scrittore, approfondire l'analisi psicologica, non poteva ignorare i recenti progressi delle neuroscienze. Ne è nato un romanzo, "Pensieri, pensieri" (titolo originale "Thinks"), in cui Helen, docente di scrittura creativa, e Ralph, nel campo delle neuroscienze, si confrontano sul tema della coscienza e, dall'iniziale disaccordo, riescono a trovare dei punti di incontro. La love story che ne scaturisce sembra indicare metaforicamente il cammino per la riunificazione di due culture erroneamente considerate distanti.

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