07/09/2012

BIOGRAFIA NON AUTORIZZATA DI INGMAR BERGMAN

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«Ho voluto raccontare la verità sul grande regista, in maniera più schietta di quanto Bergman abbia mai fatto con se stesso, ma allo stesso tempo - nella parte surreale del romanzo - ho voluto esplorare una realtà profonda, un lato biografico che non è stato mai svelato». Alexander Ahndoril, tra i più celebrati autori svedesi di narrativa e di teatro, ne Il regista ha scelto di raccontare Ingmar Bergman nel momento della crisi psicologica sofferta durante le riprese di Luci d'inverno, film in cui il grande cineasta decide di mettere in scena il proprio travagliato rapporto con il padre. Su questa singolare biografia del regista - prima apprezzata e poi violentemente attaccata dallo stesso Bergman - Ahndoril si confronta con Luca Scarlini.


Con il contributo di Kulturradet / Swedish Arts Council.

L'evento 073 ha subito variazioni rispetto a quanto riportato sul programma. Originariamente il suo svolgimento era previsto presso il Cortile dell'Archivio di Stato.

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Svedese

Il contrastato rapporto del regista Ingmar Bergman con il padre è un tema che ha dato da scrivere a molti biografi e studiosi del cinema. Le cose si complicano quando si deve confrontare la sua autobiografia con i documenti, i diari, gli scritti dei genitori e delle persone che gli hanno vissuto accanto. Il gioco si fa ancor più duro se le testimonianze sono contradditorie ed è difficile stabilire quale fosse la verità. Alexander Ahndoril, nel suo romanzo "Il regista", cerca di dipanare la matassa facendo chiarezza fra i dubbi, le reticenze, le false notizie che anche lo stesso Bergman non si risparmiava di diffondere. Il suo lavoro di ricerca, durato vent'anni, analizza la personalità del regista nel periodo fra il 1960 e il 1961, momento di grande crisi del cineasta, durante le riprese del film "Luci d'inverno", in cui il protagonista è un pastore dal carattere difficile ed antipatico, richiamando evidentemente la figura del padre. La complessa personalità di Bergman alternava momenti di odio, di intolleranza nei confronti del suo forte carattere, ad una strana forma di nostalgia rispetto alla protezione che gli assicurava durante la sua infanzia. Chiuso in questo stato di confusione, di incertezza come in un vicolo cieco, non riusciva a maturare una sua identità autonoma. Quando il libro è uscito in America è stato definito «un'autopsia su un uomo ancora in vita», tanto il bisturi di Ahndoril scava nel rapporto fra la vita e l'opera del regista, fra la realtà e la finzione, raccontando aneddoti sui suoi atteggiamenti, sul suo perfezionismo maniacale, sulla sua vita privata affollata di amori, amicizie e antipatie. Lo scrittore svedese è riuscito a terminare il suo romanzo quando ancora Bergman era in vita, che la ha prima apprezzata con grande entusiasmo e poi, nella sua ultima apparizione in televisione duramente criticata, rivendicando il suo diritto di essere l'unico regista di se stesso.

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