07/09/2012 - Pagine Nascoste

FORMATO RIDOTTO: IL MARE D'INVERNO / LAWNSWOOD GARDENS. A PORTRAIT OF ZYGMUNT BAUMAN

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Evento ripetuto

FORMATO RIDOTTO: IL MARE D'INVERNO di Home Movies e Ermanno Cavazzoni, Italia, 2012, 10' L'interpretazione in chiave apocalittica della vacanza al mare, probabilmente vista da un narratore di un altro pianeta che scruta il comportamento degli abitanti del globo terracqueo. Perché gli umani occupano questo strano spazio che è la spiaggia?

A seguire LAWNSWOOD GARDENS. A PORTRAIT OF ZYGMUNT BAUMAN di Paweł Kuczyński, Polonia, 2012, 53'

Anteprima italiana

Il primo film realizzato su uno dei più importanti e celebrati sociologi europei, padre del concetto di 'modernità liquida', nasce durante quattro giorni della primavera 2010 passati da Bauman, nella sua casa a Leeds in Gran Bretagna, discutendo e confrontandosi con un collega professore di filosofia e un amico artista. I loro dialoghi affrontano in modo appassionante tanto le questioni più profonde quanto apparenti banalità, senza mai perdere l'approccio informale, ma sempre coinvolgente, preferito da Bauman. Il documentario esplora anche, attraverso analisi e testimonianze, i legami tra il suo fondamentale "Modernità e Olocausto" e "Inverno nel mattino", memoriale del ghetto di Varsavia scritto dalla moglie Janina.

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L'evento al cinema Oberdan si apre con il cortometraggio "Il mare d'inverno". La Home Movies ha collaborato con cinque scrittori che hanno realizzato dei racconti di accompagnamento a filmati amatoriali, recuperati grazie al progetto "Formato ridotto". Ne "Il mare d'inverno", Ermanno Cavazzoni delinea un ritratto semi serio dei bagnanti d'estate. Le immagini si riferiscono agli anni '50. Una moltitudine di gente si rincorre, si tuffa, fa giochi ridicoli, si accompagna a paperelle di gomma. Le persone vivono il mare come se fosse al loro servizio, mentre prima del XX secolo il mare era temuto e rispettato. La gente si accalca davanti alla riva come fanno le altre specie animali. Gli stabilimenti hanno invaso le spiagge e il bagnino è la figura incontrastata. Tutto cambia con l'inizio delle piogge: le persone se ne vanno e ritornano le conchiglie, le alghe, i naturali detriti. Il mare cambia aspetto: torna ad occupare la spiaggia che è sua. Cancella tutto, lasciando dietro di sé solo detriti. L'umanità però non si dà per vinta e raccoglie tutto ciò che il mare ha depositato. Fino all'arrivo della nuova stagione, quando tutto ricomincia da capo. Il film che segue, "Lawnswood gardens" è un ritratto intimo del grande sociologo Zygmunt Bauman. Viene intervistato all'interno della sua casa, circondato dai libri, dalle foto da lui stesso scattate, dalle ceramiche dell'amata moglie Janina. È impossibile fare un quadro completo della persona e del pensatore. Il regista Pawel Kuczynski ci offre delle pillole delle teorie di Bauman, sia attraverso la stessa voce dello studioso polacco, sia tramite le testimonianze di chi lo ha conosciuto e ha collaborato con lui (tra gli altri, la moglie Janina; l'ex presidente ceco, Vaclan Havel; Griselda Pollock, docente alla Leeds University). Bauman parla della modernità liquida, per spiegare come è mutata la nostra società. La vita liquida deriva dallo smantellamento delle sicurezze e dalla frenesia dei rapporti umani. Gli interessa che gli individui diventino più consapevoli, ma non si reputa né un profeta né un predicatore. La morale non deve essere un conformismo, ma un atto individuale e libero. Egli parla anche dell'Olocausto, da cui si salvò perché si era già trasferito nell'Unione sovietica con la famiglia. Solo dopo aver letto il libro della moglie Janina, che invece fu perseguitata, si rese conto di quanto poco sapesse in merito a quei tragici eventi. L'Olocausto fu il frutto di un pensiero razionale e non un incidente di percorso: l'essere stato pensato e messo in atto nell'ambito di una società moderna, lo rende un problema di quella società. L'errore è stato quello di guardarlo come un quadro appeso al muro e non come una finestra, dove chi guarda dentro lo fa a suo rischio e pericolo. Le immagini della moglie si alternano alle sue, creando una connessione profonda. «Essere ottimista», secondo Bauman, è l'unica cosa che gli sia rimasta.

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