08/09/2012

GLI ALLEGRI DISASTRI DELLA STORIA

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«Non si può negare che nell'Europa centrale e nell'Europa dell'est (...) la storia è enormemente importante. Noi siamo cresciuti in tempi in cui essere un poeta significava combattere per il proprio popolo e la propria lingua, e di solito, spesso ubriachi e storditi, ci sentivamo più a nostro agio nelle ambientazioni decadenti ereditate dalla beat generation e dalle rivolte degli anni Settanta». Con una comicità che riunisce drammi e gioie dell'esistenza, Jàchym Topol mette in scena nei suoi romanzi (Artisti e animali del circo socialista; L'officina del diavolo) le avventure di ragazzini spesso abbandonati a se stessi, che con ingenuità animale e spirito di sopravvivenza passano attraverso le macerie della storia e dei totalitarismi. Tra i più giovani firmatari di Charta 77 e considerato in patria l'erede di Bohumil Hrabal, Topol parla dei suoi libri e della letteratura nell'Est Europa con il giornalista Luciano Minerva.


Con il contributo del Centro della Repubblica Ceca.

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Italiano
Ceco

Luciano Minerva, giornalista di lungo corso, ha offerto allo scrittore ceco Jachyn Topol, ampia libertà nel raccontare se stesso e la propria opera. L'incontro è rimasto, per tutta la sua durata, in bilico tra toni seri e battute dissacranti da parte dell'autore. Figlio di un drammaturgo dissidente, la vita di Topol è stata segnata da eventi storico-politici che hanno cambiato la fisionomia della ex Cecoslovacchia. È stato testimone della Primavera di Praga e in seguito dell'occupazione russa della città. Ha firmato giovanissimo, insieme a molti intellettuali, la "Charta 77", documento contro il regime socialista. Fu arrestato più volte, ma questa era la normalità per molti giovani che come lui manifestavano le proprie idee. Anzi, questo lo rese più affascinante agli occhi delle ragazze della scuola. C'è voluto comunque molto tempo prima che riuscisse a metabolizzare e a parlare di quegli eventi, ma come scrittore sarebbe stato folle se non avesse raccontato argomenti così importanti.  Nel suo ultimo libro, "L'officina del diavolo", l'autore affronta il tema dell'Olocausto, ma per la sua scrittura dissacrante e grottesca in patria è stato considerato amorale. Minerva cerca di sintetizzare la trama del libro, ammettendo di avere difficoltà a districarsi attraverso la scrittura spiazzante di Topol. Il protagonista, insieme ad un gruppo di ragazzi, decide di utilizzare tutte le tracce lasciate nel campo di concentramento di Terezin, città in cui abitano, per farne un business. Si rifugerà in seguito in Bielorussia, anch'essa comunque teatro di persecuzioni naziste. Il vero dramma per Topol, fu che a queste persecuzioni parteciparono non solo i militari ma anche i civili. Ritiene che i fatti descritti siano ancora molto attuali, perché in diversi paesi, anche europei, le persone continuano ad essere perseguitate per le loro idee (ne sono un esempio le 'Pussy Riot' in Russia). Con la sua solita ironia, sottolinea che comunque il suo libro è anche una storia d'amore, visto che il protagonista si innamora di tre donne. Minerva evidenzia come nei suoi libri emerga un forte rapporto con il sottosuolo, con un'umanità fatta di orfani, zingari, prostitute che hanno vite simili agli animali. Topol non sa darne una spiegazione e ammonisce il pubblico a non farsi strane idee su di lui, perché è un bravo padre di famiglia, di quelli che accompagnano le figlie a scuola. Ammette comunque di essere cresciuto in campagna, dove suo padre si nascose con tutta la famiglia per sfuggire al regime, circondato dagli animali: un mondo completamente nuovo per un bambino cresciuto in città. Quando gli chiedono se si sente un dissidente, risponde che questa per lui è un'immagine relegata alla storia. Egli rifiuta qualsiasi tipo di catalogazione, sia per quanto riguarda la sua opera che per se stesso. Il pubblico pone diverse domande di natura politica, da cui Topol si districa simpaticamente ricordando il suo ruolo di scrittore. Minerva osserva che il suo primo libro era molto più lungo dell'ultimo, facendogli pensare ad un voler tendere all'essenziale da parte dell'autore. La verità, ammette Topol, è che forse quando le figlie cresceranno avrà più tempo e riuscirà a scrivere libri più lunghi.

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