08/09/2012

LORENZO DA PONTE. UN CASANOVA PER MOZART

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Milletrè sono le donne sedotte in Spagna da Don Giovanni volendo prestar fede al puntuale catalogo di Leporello: forse più numerose furono quelle realmente corteggiate dal librettista della celebre opera mozartiana, Lorenzo Da Ponte, per tutta la vita costretto a scappare da una città all'altra d'Europa a causa delle sue imprese galanti. Fraterno amico di Giacomo Casanova, giocatore d'azzardo, spirito inquieto e talentuoso, promotore di innumerevoli iniziative teatrali ed editoriali quasi tutte miseramente finite tra i debiti, Da Ponte concluse la sua lunghissima vita a New York, ricoprendo la prima cattedra di letteratura italiana in quella che diventerà di lì a poco la Columbia University. Ma è stato senz'altro il periodo viennese trascorso al servizio del genio musicale mozartiano a consegnare il nome di Da Ponte alla posterità. Bruno Gambarotta ripercorre l'avventurosa vita del librettista italiano, rincorrendolo tra le pagine del Don Giovanni, delle Nozze di Figaro e del Così fan tutte.

L'evento 160 ha subito variazioni rispetto a quanto riportato sul programma. Originariamente il suo svolgimento era previsto presso la Chiesa di Santa Maria della Vittoria.

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Per Mozart i Casanova furono più di due. Non si trattò soltanto del fu al secolo Giacomo Casanova, e nemmeno soltanto di quel Don Giovanni che tutti conosciamo. Ce ne fu anche un altro, per taluni insospettato ma per molti altri ben noto, che è passato alla storia per essere stato il suo librettista. Ebbene sì, trattasi del famoso Lorenzo Da Ponte, a cui è stata consacrata la Lectio Magistralis tenuta da Bruno Gambarotta nel pomeriggio di sabato presso l'aula magna dell'Università. Gambarotta ha trasmesso una lettura ironica e poco politically correct di questo personaggio, che non fu certo un privilegiato a cui tutto potesse essere concesso. Nacque ebreo ma, dopo le seconde nozze del padre rimasto vedovo, dovette convertirsi al cattolicesimo e trascorse anche molti anni in seminario deciso a prendere i voti (che poi non prese), più per necessità economiche che per una reale vocazione. All'epoca, inoltre, era già padre di diversi figli illegittimi. Ciò sarebbe già sufficiente a delineare i tratti salienti del Da Ponte. Eppure, non è tutto. Da Ponte fu droghiere, precettore (era uomo intelligente e di grande cultura) e più tardi insegnante universitario, poeta predisposto per natura alla versificazione. Tutto ciò, non in una sola città e non solo in Italia: si stabilì prima a Venezia, poi a Treviso, poi a Vienna, dove avvenne la provvidenziale conoscenza con Mozart. Ma innanzitutto è bene sapere che in qualunque posto si recasse riusciva a intessere relazioni amorose con moltissime donne, preferibilmente sposate, e creava scandali qua e là a causa di debiti o della sua inclinazione a farsi notare dalle classi nobiliari più in vista: una sorta di Julien Sorel all'italiana, con conseguenze anche molto negative. La volta in cui tutto ciò non gli fu perdonato, venne addirittura esiliato dalla città di Venezia per 15 anni e fu in quel momento che si recò a Vienna. Questo Casanova, però, vi giunse nel momento in cui la città era a lutto per la morte della regina Maria Teresa e, nonostante l'apparente malaugurio dell'evento, questa ragione fu la stessa che condusse a Vienna anche Mozart il quale, recatovisi per comporre le musiche dei funerali, decise di rimanervi, nel tentativo di svolgere l'attività di musicista come un libero professionista («anche se senza partita Iva», ha commentato Gambarotta), cercando quindi committenti, acquirenti di spartiti e librettisti. Ecco che le loro strade si unirono, anche se lo stesso musicista era inizialmente un po' scettico nei riguardi di una buona riuscita, tant'è che affermò: «Gli italiani, quando li hai davanti sono amabili, poi chissà...». E invece dal loro sodalizio nacquero "Le nozze di Figaro", "Don Giovanni" e "Così fan tutte", opere che gettarono i semi per una nuova concezione dell'opera lirica e della società sette-ottocentesca: molti dei protagonisti erano anche persone che provenivano dagli strati bassi della società. Quando in Europa le cose cambiarono (prima tra tutte, re Leopoldo II non amava l'opera) Da Ponte si trasferì in America, dove si concluse la sua vita, lontano da dove aveva mosso i suoi primi passi, ma dove riuscì a esportare molto della cultura italiana, e a restare famoso per le cose migliori che fece in vita.

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