08/09/2012

FINALMENTE IL FINIMONDO

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Un viaggio fino alla fine del mondo, attraverso cinque tappe affrontate in chiave evoluzionistica: catastrofe, apocalisse, disastro, nemesi ed estinzione. Il filosofo della scienza Telmo Pievani e il giornalista Federico Taddia, partendo dal 21 dicembre 2012, scorrono le inutili previsioni che ogni cultura ha tentato di fare per dare una data di scadenza della propria stirpe e cercano nell'attualità i piccoli e surreali segni di un'ipotetica prossima sventura. Portandoci alla scoperta di tutte le volte in cui l'uomo ha davvero rischiato di osservare in diretta 'la fine del mondo': finimondi che hanno rappresentato un nuovo inizio per altre forme di vita e uno dei motori più importanti della storia naturale e della sua creatività. Un incontro-spettacolo per tentare di capire cosa fare quando anche questa volta il mondo non sarà finito.

Con la partecipazione ironica e dissacrante della Banda Osiris.

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"Finalmente il Finimondo": tale nome, tale evento. O almeno così l'inizio.  L'impressione che, alle 20.12 in punto, non un minuto più tardi, i malcapitati pagatori dei biglietti hanno avuto è stata tale da far pensare che la selezione naturale... non sempre funziona. Un'atmosfera pesante, catastrofica, tetre figure in nero, suoni angoscianti e raccapriccianti, un palco buio e pieno di strumenti sfasciati è stato loro presentato, quasi come se da lì, dalla piccola piazza di una piccola città, dovesse avere inizio la fine del mondo. Ma non per molto, no. Lo scopo non è quello. In un attimo Telmo Pievani e Federico Taddia prendono il controllo della scena, inneggiando il loro grido di battaglia, un esordio di comicità che più di tutti può conquistare gli ascoltatori. E quando il pubblico è rassicurato dalle risate, quando le sedie appaiono più comode alla vista di una serata lontana dalla noia, ecco il passaggio al fulcro della serata: l'intramontabile tendenza dell'uomo a porre date-termine non solo alla propria esistenza ma, egocentricamente, anche a quella del mondo. L'evento si rovescia nel suo sodo: prima delle cinque tappe, la catastrofe. La famigerata data finale che appare in ogni religione, cultura o profezia. Una "fissa" dell'essere umano, un percorso psicologico ricorrente, già studiato e riconosciuto, l'idea che la vita e l'evoluzione della propria realtà abbia una fine, come se, dichiarato questo, tutto avesse senso. Ed è proprio il 'senso', il significato che un finale può dare ad una storia, che dona gradevolezza all'animo umano. Ma vi ricordate le 'tetre figure in nero'? Quattro signori, quattro smoking e quattro ottoni, e come un lampo la serata cambia faccia. L'attesissima banda Osiris, già intravista sotto altre figure durante lo spettacolo, fa la sua entrata in scena. Una macchina in fuga dalla distruzione, scena ripetuta in ogni film catastrofista degno di nota, viene improvvisata in pochi metri di palco. Tromboni a tergicristalli, tube a volanti, e la macchina mette in moto: la scena è stupenda. I suoni vengono perfettamente riprodotti dagli strumenti, e il 'plot' si evolve come da copione: fuga, momento di terrore, 'squarcio nel cielo!' e ...gli eletti risorgono a suon di tromba. Ritorno alla serietà, è il momento di incontrare i Maya. Viene fatta chiarezza sui punti che forse avrebbero potuto destare qualche sospetto sull'inconcretezza della profezia, come la scoperta del ciclo di tempo che viene dopo quello che ha fine nel dicembre del 2012, a dimostrare che il giorno 21 non è altro che una data. I maya sono intriganti, sono gradevoli. Ci piacciono perché hanno tutte le caratteristiche del bestseller e del cult. Sono crollati come società ancora prima dell'arrivo europeo, che ha definitivamente distrutto queste culture, e per motivi interni. Sono stati ottimi astronomi e contatori del tempo. Hanno tutta l'aureola di fascino necessaria per 'attecchire'. L'evento prosegue su questa linea, mantenendo la natura di 'comico-veritiero', affrontando personaggi come Rousseau e temi come il millenarismo, ancora presente soprattutto negli U.S.A. Le tappe successive quella della catastrofe si susseguono, con disastro, nemesi, estinzione e apocalisse. E proprio sul 'disastro' mi vorrei soffermare. Perché il 'disastro', parola appartenente ad un campo semantico assolutamente negativo, può avere un lato positivo. Il disastro rende possibile quello che riteniamo impossibile. Se nei mesi prima dell'11 settembre fossero state messe più in sicurezza la cabine di pilotaggio, come era previsto da un progetto in seguito non eseguito, la tragedia non sarebbe avvenuta. E noi, ancora oggi, saremmo convinti che un simile attacco al cuore della potenza americana non sarebbe neanche concepibile. I disastri permettono di migliorare, o ci obbligano a farlo, a costruire case più sicure che non crollino quando la terra trema (dibattito attualissimo e già presente nel '700 illuminista), o a pensare due volte prima di costruire una centrale radioattiva. Il pubblico non si stanca, e lo spettacolo continua ad accumulare scrosci di applausi sempre più intensi, siano questi per le risate o per una avvenuta sensibilizzazione. Si ritorna alla Terra, ma si parla della storia dell'uomo. Siamo qui, esistiamo, dominiamo il pianeta. Possiamo, biologicamente parlando, dire di avere avuto un successo gigantesco al livello di specie. Ma tutti deriviamo da un piccolo e umile mammifero, quasi banale, che proprio grazie ad una mancata specificità è riuscito a sopravvivere: un ratto. Ed occorre ricordarselo: ancora una volta leggere la natura ci umilia, ed umiliandoci ci ricorda l'umiltà che ogni specie deve avere verso l'ambiente: perché è l'ambiente a dettare le regole del gioco. Non è piacevole sapere che proprio la fine di altri ha concesso a noi l'esistenza, ma è una realtà della quale dobbiamo prendere atto, per continuare in modo dignitoso l'esperimento della nostra specie. La terra è mutevole, attiva, si sbizzarrisce in mille combinazioni diverse e sono le specie elastiche, che presentano una grande adattabilità, le uniche a sopravvivere.  La banda e i conduttori esauriscono le battute, gli strumenti tornano a tacere: un'ora e mezza è volata. Il profumo finale si libera nell'aria. Tutti sono in attesa di qualcosa che concluda lo spettacolo, che dia la buonanotte e mandi tutti a a casa soddisfatti. La semplicità di una poesia, composizione che per la prima volta fa capolino nell'evento, colpisce in modo impressionante. La dignità degli esseri viventi, il rispetto verso la bio-diversità, sono i valori trascendono e chiudono la scena.

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