08/09/2012

ANNA. IL CORAGGIO DI DIRE

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Nel 2005 Festivaletteratura ospitò Anna Politkovskaja, in una conversazione condotta da Paolo Flores d'Arcais. L'anno dopo veniva assassinata. Grazie all'Archivio del Festival, potremo farci condurre dalla sua voce, dalla musicalità della sua lingua e dalla chiarezza del suo pensiero, lungo il percorso della vicenda umana e professionale di cui fu cronista e interprete. La 'affiancherà' Ottavia Piccolo, che da oltre quattro anni testimonia artisticamente la tragedia di Anna, con lo spettacolo diretto da Silvano Piccardi "Donna non rieducabile" di Stefano Massini.

Regia di Silvano Piccardi; Floraleda Sacchi: arpa.

In collaborazione con Mondo in Cammino Onlus.

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Italiano

Mentre nel documentario proiettato al Cinema del Carbone ("A bitter taste of freedom"), il ritratto di Anna Politkovskaja si incentrava sul suo carattere, sulla sua vita quotidiana, sulla sua storia personale, nello spettacolo interpretato da Ottavia Piccolo in quel gioiello che è il Teatro Bibiena, si parla della giornalista russa attraverso le sue interviste, i libri che ha scritto, gli articoli che ha pubblicato. Nel settembre del 2005 Anna venne a Mantova per Festivaletteratura e l'archivio del Festival custodisce le immagini e soprattutto le voci di quell'incontro al Teatro Sociale. Sullo schermo la si vede sul palco del Teatro, mentre parla al folto pubblico in sala. La voce è proprio la sua, poi sfuma, sostituita da quella in italiano di Ottavia Piccolo, splendida interprete dei racconti tormentati della scrittrice. Le inquadrature si susseguono, le parole narrano in maniera estremamente giornalistica, quindi precisa e puntuale, le vicende che accadono nella Russia di Putin. Davvero, come è accaduto spesso in questo Festival, le parole del giornalismo militante diventano la vera letteratura moderna, la punta più alta della produzione letteraria. E ne abbiamo conferma quando le immagini spariscono e rimane solo l'attrice italiana sul palco a recitare (mentre in sottofondo un'arpa sottolinea i vari momenti della recitazione) brani tratti dai libri di Anna Politkovskaja. Racconti terribili di sequestri e abusi nelle stazioni di polizia di Mosca, subìti dalla stessa giornalista. Descrizioni precise dell'apparato statale russo, di chi comanda veramente attraverso un capitalismo oligarchico e antisociale. E il nazionalismo dei 'rosso-bruni' che canalizza il malcontento della fasce di popolazione più deboli e che va verso la xenofobia e il nazismo. «Sono una giornalista e riporto i fatti, li racconto. Ed è la cosa più difficile». Proprio come in Cecenia. Chi racconta la tragica realtà delle cose viene fatto passare per pazzo, chi mente viene premiato. Perché dà fastidio raccontare dei massacri, degli stupri, delle violenze, delle atrocità della guerra. Soprattutto se si raccontano fatti veri, toccati con mano, vissuti in prima persona da Anna, inviata in quelle zone per i suoi reportage. Intervista un soldato di 19 anni che fa saltare in aria le persone, dialoga con il terrorista del teatro Dubrovka, visita Beslan dopo il sequestro e il massacro. Con chi sta Anna Politkovskaja? Con i Russi, con i Ceceni, con i terroristi? Sempre e solo con la gente e per la gente, la sola vera vittima di tutti i conflitti. I Ceceni sono ormai corpi senza nulla dentro, in una terra di nessuno. Ma Anna cerca ancora di renderli uomini e donne, raccontando le loro storie. Ed è questo che dà fastidio. Disturbare la propaganda, fare domande scomode, rivelare una verità alternativa, e molto più traumatica, rispetto a quella del governo. Il 7 ottobre 2006, un anno e un mese dopo il suo intervento a Mantova, Anna Politkovskaja viene uccisa a Mosca mentre rientra a casa e subito i suo documenti vengono sequestrati e la sua ultima inchiesta sulle torture che si compiono in Cecenia viene insabbiata e fatta scomparire. «Io sono una giornalista» rimane scritto sullo schermo, mentre Ottavia Piccolo riceve un interminabile applauso alla fine dello spettacolo. O era ancora Anna che riceveva quell'applauso?

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