09/09/2012

SENZA LAVORO. IL DIVANO E ALTRE STORIE

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Succede che ci sono questi filibustieri, che si prendono delle aziende in crisi, rubano tutto quello che possono e poi buttano a mare quello che rimane. Succede che i lavoratori della ex-Eutelia di Milano prima subiscono, poi combattono, ma quando la battaglia finisce, manca la terra sotto i piedi e cominciano a stare male, uno dopo l'altro. Senza lavoro, senza prospettive più in là del divano di casa. Ma succede anche che qualcuno prova a dire «parliamone, mettiamoci insieme e parliamo di come stiamo, di cosa stiamo passando». E a qualcosa serve. E poi si mettono a scrivere e anche questo serve. Per loro e per gli altri che dovranno passarci in questo disastro che è la perdita del lavoro. Racconti, manuale di sopravvivenza, libro. Ancora non sanno bene come chiamarlo. Libro è troppo poco, non basta.

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Che la crisi si faccia sentire anche nel mondo dell'editoria è qualcosa di noto. La maggior parte dei giornali cartacei vede le sue copie diminuire giorno dopo giorno, gli investitori pubblicitari calano, così come la propensione al rischio degli editori, più in cerca di solide sicurezze che di nuove avventure in cui dover gettare il cuore oltre all'ostacolo.  La crisi però sta diventando anche materia di narrazione, in qualche romanzo compare in primo piano, in altri affligge i protagonisti (come in "Perciò veniamo bene nelle fotografie" di Francesco Targhetta) oppure, seppur non esplicitamente citata, si respira una pagina dopo l'altra, sotto forma di rassegnazione verso il futuro, mancanza di prospettive, confronto con le generazioni passate. Il passo successivo è stato quello di creare, anche in persone non più giovani, una situazione, quella delle disoccupazione, che prima era solo l'eccezionalità, mentre ora sta diventando un pericolosissimo status sociale che non afflige solo i neo laureati. Uomini di quaranta o cinquant'anni lasciati a casa da un giorno all'altro, che vedono completamente cambiati i propri ritmi di vita. Da un lunedì qualsiasi non devono, dopo oltre vent'anni di servizio, più mettere nessuna sveglia, indossare nessuna tuta blu o giacca e cravatta, trovandosi mattine e pomeriggi liberi, ma con il pensiero della disoccupazione, di come fare a trovar lavoro e arrivare a fine mese, che li affligge come un tarlo.  Per questo può essere utile, come per vere e proprie 'patologie', non chiudersi in se stessi, parlare con altri nelle medesime situazione, capire come stanno affrontando loro il problema, condividere la 'vergogna' di dover dire ai propri genitori che non c'è più nessun ufficio in cui doversi presentare ogni giorno, o trovare modi per impegnare insieme un tempo libero da 'materia scarsa' diventa il bene più abbondante che si ha a disposizione. Così tanto, da diventare nauseante. Coordinati da Massimo Cirri, c'è chi ha iniziato a mettere nero su bianco la propria situazione, raccontare i pomeriggi di cassa intergazione passati a leggere in libreria, a riscoprire gli strumenti della propria cantina o ad arrovellarsi sulla propria situazione. A progetto finito diventeranno racconti, manuale di sopravvivenza o libro. In ogni caso, qualcosa di utile per tutte le altre persone che si trovano in quella stessa situazione.

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