04/09/2013

PERCORSI NEL FESTIVAL: SU DAVID GROSSMAN. Retrospettiva

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A sei anni dalla sua ultima presenza al Festival, David Grossman riprenderà il suo intenso dialogo col pubblico mantovano. La serata di apertura dell'edizione 2013 prevede, prima degli incontri che vedranno direttamente protagonista lo scrittore, uno spettacolo che ripropone temi e immagini delle sue partecipazioni dal 2000 a oggi. Lo spettacolo è un nuovo esempio di teatro-documentario, forma sperimentata con successo a Festivaletteratura 2012: una selezione di filmati, foto e audio degli archivi del Festival si combinerà, in un originale intreccio e montaggio, con letture e musiche dal vivo. Silvano Piccardi e Lucia Vasini leggeranno brani dagli scritti di Grossman. Le musiche originali di Leonardo Spinedi saranno eseguite al violino dallo stesso autore e da Eleonora Minerva.

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Italiano

Un gran ritorno, quello di David Grossman che è stato protagonista di uno spettacolo-documentario sulle sue partecipazioni alla kermesse, dopo ben sei anni di assenza da Mantova. Silvano Piccardi e Lucia Vasini, accompagnati dai violini di Leonardo Spinedi ed Eleonora Minerva, nella splendida cornice del Teatro Bibiena, hanno dato vita a letture e interpretazioni particolarmente suggestive di brani tratti dai suoi più grandi successi letterari, come "Che tu sia per me il coltello", "A un cerbiatto somiglia il mio amore", "Col corpo capisco" e molti altri.
Quella che emerge è la figura di un personaggio complesso, che ha fatto delle parole il suo strumento per affrontare il mondo e che del linguaggio esplora ogni possibile sfumatura: «Le parole sono erotiche se siamo disposti a utilizzarle senza cliché. Oserei dire che l'amore è avere un 'territorio verbale ermetico' in comune, una sorta di lessico privato, una propria Bibbia intima», ha detto. Si tratta di un autore abituato a sviscerare ogni aspetto della vita umana attraverso la letteratura: «La realtà è soffocante: non avremmo pace senza immaginazione».
Grossman partecipò a Festivaletteratura nel 2000, nel 2003 e nel 2007 e, quest'anno, in occasione del suo ritorno, è stato intervistato come di consueto da Luciano Minerva, che ha posto un accento particolare sul legame tra il festival, gli autori e Mantova stessa con tutti i suoi luoghi. Il rapporto dell'autore israeliano con la città è fatto di ricordi di passeggiate nel bosco e contatti con persone che, negli anni, hanno fatto propri i suoi libri anche a livello personale: «La gente mi raccontava che in qualche modo i miei libri avevano più o meno influenzato qualche aspetto delle loro vite - ha detto - Questa è la dimostrazione che non abbiamo a che fare con qualcosa di astratto ma con la realtà concreta: come scrittore, cosa potevo desiderare di più?». Il Festival rappresenta per lui «un modo estremamente vivace ma serio di parlare di letteratura, in un contesto di cui mi sento ormai parte». Complice, probabilmente, la vicinanza da lui sottolineata tra il popolo ebraico e quello italiano, nel loro modo comune di vivere le emozioni: «In un mondo così cinico come quello di oggi, è difficile trovare il coraggio di essere emotivi, che non significa sentimentalismo ma semplice capacità di affrontare le emozioni e, in questo, i nostri popoli sono 'chimicamente' vicini».
«Tutta la mia vita sulla punta di questa penna - ha affermato, ovvero - Non si scrive necessariamente per cambiare qualcosa: si scrive innanzitutto per piacere a noi stessi, perché un libro è in ogni caso come il mare per un'anima congelata».

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