05/09/2013

O FUTURO CHEGOU? IL FUTURO È ARRIVATO?

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Nel 1941 Stefan Zweig pubblicò "Brasile, terra del futuro". Ma già prima, nel 1930, Jorge Amado iniziava il suo romanzo d'esordio "Il Paese del carnevale", ironizzando sul vezzo borghese di indicare nel Brasile 'il paese del futuro'. Dell'idea si appropriò la dittatura che, tra il 1964 e il 1984, fece del 'Brasile, paese del futuro' il suo motto manipolatorio. Ma a che punto è oggi il Brasile? Dopo l'India - e più dell'India - è la maggiore democrazia del mondo; settima per prodotto interno lordo, con venti anni di crescita ininterrotta. In pace costante con i suoi dieci paesi confinanti, multirazziale con 42 etnie in buoni rapporti reciproci, libero dalle nevrosi occidentali. A questo contesto, eccessivo solo nella tolleranza, oggi le rivolte popolari hanno aggiunto l'ultimo tocco necessario per dire che finalmente, "o futuro chegou", il futuro è arrivato. Ne discutono Ronaldo Wrobel, autore del romanzo "Traduzindo Hannah" e il sociologo Domenico De Masi, autore del saggio "O futuro chegou".

com o apoio do/con il contributo di Ministério da Cultura do Brasil/ Fundacão Biblioteca Nacional

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Portoghese

Domenico De Masi, sociologo e autore del saggio "O futuro chegou", e lo scrittore brasiliano Ronaldo Wrobel hanno parlato del Brasile, raccontandolo quello che potrebbe essere il Paese del futuro: in pace costante con gli stati confinanti, da vent'anni in crescita economica ininterrotta e con al suo interno 42 diverse etnie che, nonostante ancora ampie sperequazioni economiche, vivono in buoni rapporti reciproci. Se pensiamo che nel prossimo quadriennio ospiterà anche le due principali manifestazioni sportive, il Mondiale di calcio nel 2014 e le Olimpiadi nel 2016, ci sono buoni indizi per capire come il futuro, davvero, possa sorridergli.
Il fatto che il futuro per il Brasile sembra essere davvero arrivato ce lo dicono però anche le recenti rivolte popolari, che dimostrano come la sua storia di totale tolleranza, che in passato ha fatto sì che gli indios fossero sterminati praticamente senza opporre resistenza, forse sta prendendo una piega diversa. 
Per capire quello che sta succedendo, De Masi e Wrobel hanno ripercorso la storia di questo Paese, che ha vissuto una vera e propria preistoria fino al 1500, senza la conoscenza della ruota e con una ricchezza del territorio tale da permettere ai pochi abitanti di non dover combattere tra loro per la propria sopravvivenza, fino all'arrivo di uno sparuto numero di portoghesi che, sfruttando mezzi per gli indigeni sconosciuti, dai fucili ai cavalli, hanno impiegato poco tempo per prendere il sopravvento sulle popolazioni locali e portare il Paese pian piano ad uniformarsi alla status dell'allora luminosa Europa.
Ora, quasi cinquecento anni dopo l'inizio della colonizzazione portoghese, per il Brasile potrebbe davvero essere arrivato il momento di far suo il futuro.

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