06/09/2013

UN VIAGGIO IN CORRIDOIO

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Lisbona-Madrid-Barcellona-Lione-Torino-Trieste-Lubiana-Budapest-Kiev. Letto così d'un fiato, sembra un itinerario degno di un romanzo ottocentesco. Si tratta invece, più prosaicamente, del percorso del Corridoio 5, la strategica via ferroviaria riservata al traffico merci che in Italia ha dato vita allo scontro infinito tra pro-TAV e no-TAV. Per guardare oltre le polemiche di casa nostra e capire l'effettivo stato dei lavori, i giornalisti Andrea De Benedetti e Luca Rastello hanno deciso di provare a percorrere tutto il tragitto, dall'Atlantico all'Ucraina. Oltre a scoprire che di ferrovia pronta, lungo il corridoio, ce n'è ben poca e che in alcuni tratti non ci sarà mai, il viaggio è l'occasione per prendere coscienza di un'Europa centrifuga, ben lontana dall'avere uno sguardo comune. Incontra gli autori di "Binario morto" lo scrittore Francesco M. Cataluccio.

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Italiano

Algeciras è un paesino in Portogallo poco lontano da Lisbona. Da qui parte il viaggio-inchiesta di Andrea De Benedetti e Luca Rastello, caratterizzato dai buchi del progetto europeo dell'Alta Velocità, dal nome altisonante di Corridoio 5. Una proposta che avrebbe dovuto creare una rete ferroviaria per il trasporto merci attraverso tutta l'Europa. Un reportage narrativo, l'occasione per raccontare la decadenza del continente a partire da quel sogno partorito all'inizio degli anni Novanta e naufragato oggi, tra nazioni che si defilano (nel marzo scorso il Portogallo ha annunciato l'abbandono definitivo di ogni progetto di Alta velocità) e altre che non ne vogliono sentir parlare (l'Ucraina, per esempio): «È anche difficile parlare del concetto stesso di Europa unita quando regioni come la Catalogna mirano all'indipendenza». Quello dell'Alta velocità che voleva unire l'Atlantico alle steppe russe oggi è un incubo. «Lo stesso concetto di corridoio è sbagliato perché queste stanze non hanno una conformazione omogenea. A ovest una ragnatela di infrastrutture. A est si viaggia con mezzi di fortuna. Dopo Trieste non esistono ferrovie, bisogna spostarsi in corriera. Le linee di trasporto erano migliori ai tempi dell'impero austroungarico. È un viaggio di fortuna, non per bighellonare». Un dedalo di stradine che portano agli snodi cruciali dell'Alta velocità che non c'è. Non manca una documentazione fotografica del viaggio (rigorosamente con il telefonino) con cui i due autori hanno immortalato un pacchetto di caffè nei punti chiave del percorso, a simboleggiare la merce in viaggio per l'Europa. Non mancano tappe importanti come Drohobyč, in cui nacque e morì lo scrittore Bruno Schulz. E, parlando di Tav, è quasi obbligatorio menzionare la Val Di Susa, da anni in lotta per impedire lo sfregio naturalistico che si avrebbe con il passaggio dei treni. Anche lo scrittore Erri De Luca in questi giorni ha affrontato l'argomento. «Ma la Tav in Italia è da sempre una grossa bugia consapevole, non risolverebbe tutti i problemi, ad esempio non toglierebbe i Tir dalle strade come molti politici vogliono farci credere». 

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