06/09/2013

PARLARE D'AMORE, PARLARE DELL'AMORE

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Gli ultimi libri di Stefano Levi Della Torre e Michela Marzano sull'amore incrociano i loro percorsi con inaspettata perfezione. Entrambi si interrogano sul mistero di questo sentimento che ci spinge ad uscire da noi stessi per andare verso gli altri, entrambi si interrogano sul suo inizio e la sua fine. L'amore ama la differenza, ma come si fa ad amare chi è diverso da noi quando noi stessi non sappiamo mai fino in fondo chi siamo? Come si può anche solo sperare di sfiorare l'alterità altrui? Che cosa cerchiamo di dare all'altro quando noi stessi manchiamo di tutto e cerchiamo di riparare, attraverso l'incontro con l'altro, brandelli della nostra storia?

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Italiano

Amore: una parola difficile, imbarazzante, ma che fa parte del nostro quotidiano più di quanto ci rendiamo conto. Lo scrittore Stefano Levi Della Torre e Michela Marzano hanno esplorato, in un acceso dibattito, i vari effetti che una parola così corta, ma così complessa nel suo significato, possa avere sulla singola persona e sulla coppia.
«Amore è donare quello che non si ha a qualcuno che non lo vuole» disse Lacan, ovvero se amo una persona, le do ciò che desidero ottenere da lei/lui, solo che l'altro essendo diverso, avrà bisogno di qualcosa che non gli do. Quando si realizza l'amore? Quando coscientemente accetto e tollero la differenza.
Esiste un momento in cui stabiliamo che non ci bastiamo e ci apriamo all'idea di relazione: aspettiamo cioè la persona che ci completerà, e all'inizio della relazione e dell'innamoramento passiamo attraverso due fasi, o meglio due errori dovremmo imparare ad evitare: l'identificazione con i modelli imposti dalla società che proiettiamo sul partner (l'ideale del principe) e la strumentalizzazione dell'amante; dovremmo invece interessarci a come è fatto realmente e seguire il cambiamento che sta avvenendo sia nell'altra persona che in noi stessi.
Secondo la Marzano avere la speranza di incontrare qualcuno che riempirà tutte le nostre fragilità e mancanze è utopico, e citando Camille Claudel «C'è sempre qualcosa di mancante, che mi perseguita», afferma che la complementarietà assoluta porta solo a staticità e oppressione nella coppia; bisognerebbe invece accettare il vuoto e trovare la persona con cui attraversare questa condizione.
Un altro punto sul quale i due autori si sono soffermati è l'uso delle fiabe in questo ambito: per Della Torre queste sono uno strumento di educazione sentimentale. La sostanza dell'insegnamento sta proprio nella peripezia della fiaba: la difficoltà nel farsi accettare per quello che si è, dover affrontare crudeli prove di iniziazione, tutte fasi che dobbiamo attraversare nella vita.
Per la Marzano, cresciuta col mito del principe azzurro, non bisogna prendere alla lettera le fiabe: se partiamo col non riconoscimento, e lottiamo per farci riconoscere e farci amare partiamo male: l'amore non si merita e l'essere ha di per sé valore.
Ogni nostra vita è accompagnata da un trauma di mancato riconoscimento iniziale, e il primo impulso è di chiedere al partner di compensare il pensiero di non essere fondamentali per una persona; solo quando è l'altro a legittimare il nostro valore ci sentiamo bene con noi stessi, ma quando smette di farlo ci sentiamo vuoti, vulnerabili: questo può scatenare o una chiusura iniziale verso l'altro, che determina il fallimento sicuro della relazione, o sfociare nella violenza o addirittura nei sempre più frequenti femminicidi. Dietro questa violenza c'è una paura, sempre presente quando si ama: ci si rende conto di dipendere da quella persona, ci si mette completamente in gioco. Meglio non dare la possibilità all'altro di entrare per evitare di rimanere distrutti da un eventuale rottura?
L'amore oscilla tra realtà ed idealizzazione, e rimane un sentimento che non possiamo negarci come esseri umani: può essere doloroso e vissuto con la paura di perdere l'altro, ma vale la pena ‘vivere le peripezie' che portano al suo compimento.

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