08/09/2013

Emmanuel Carrère con Elena Stancanelli

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"Come definirei allora i miei libri? Dei ritratti. Se io fossi un pittore, sarei sicuramente un ritrattista". A partire da "L'avversario" fino al più recente "Limonov" - profilo di uno dei più controversi scrittori e attivisti politici russi contemporanei - Emmanuel Carrère ha intrapreso un percorso assolutamente originale di riscrittura delle vite degli altri. In ciascuno dei suoi libri dati biografici, finzione narrativa, commenti personali dell'autore vengono sapientemente montati insieme per svelarci con incarnata evidenza le potenzialità nascoste in ciascun essere umano, tutto ciò che c'è di nostro in vicende esistenziali che apparentemente non ci appartengono. Incontra Carrère la giornalista e scrittrice Elena Stancanelli.

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Nell'ultimo evento in programma al Festivaletteratura 2013 Elena Stancanelli intervista Emmanuel Carrère, ripercorrendo le fasi della sua carriera, dalla biografia su Philip Dick fino ad arrivare a quella romanzata su Eduard Limonov.
Philip K. Dick è un autore di fantascienza, che come capita a tanti, ha raggiunto la massima fama dopo la morte. Dai suoi libri sono tratti film come "Blade runner", "Minority report", "Total recall", ma sono stati tacitamente di ispirazione per molti altri, il fatto è che la fantascienza destinata a restare è quella che in realtà descrive un presente prossimo, l'opera di Dick non veniva plagiata, ma era semplicemente diventata realtà. Il modo di scrivere di Dick è sicuramente stato una fonte di ispirazione per Carrère, ma l'evento che più ha inciso sulle sue future opere è stato il viaggio in Romania dopo la caduta di Ceausescu «era il posto più strano e spaventoso che avessi mai visto, una palude di menzogne e di cose nascoste.» È durante quel viaggio che inizia a interrogarsi sul ruolo dello scrittore nell'esprimere opinioni politiche e storiche, e decide di affrontare la tematica in modo obliquo e indiretto come appunto Philip Dick.
È probabilmente in quel momento che nasce il suo stile narrativo, che verrà poi compiutamente sviluppato nel romanzo sulla storia di Jean-Claude Romand "L'avversario". Romand è un uomo che ha vissuto una doppia vita per 18 anni finché, sul punto di essere scoperto, stermina la sua famiglia. Carrère spiega di aver trovato la storia interessante perché voleva sviluppare il tema del doppio e nello scriverlo di essersi riconosciuto in Romand, di averlo trovato affine, cosa che crede sia avvenuta anche nei lettori e imputa a questo il successo del libro. Ne "L'avversario", Carrère parte da un fatto di cronaca raccontandolo come un romanzo, ma attenendosi alla realtà. Per scriverlo ha incontrato più volte Romand, intervistato alcuni suoi amici e seguito il processo. Interessante il fatto che alla prima lettera dello scrittore Romand abbia risposto dopo 3 anni, cioè solamente dopo aver letto "La settimana bianca", romanzo di pura invenzione che però presenta delle analogie con la storia di Romand. Iniziato il romanzo Carrère inizia a porsi delle domande: «Non era un dilemma tecnico, ma una questione spirituale. Che diritto avevo di impadronirmi di questa storia e come facevo ad accedere alla sua coscienza, come mi potevo porre? che posto potevo occupare? Alla fine ho deciso di raccontare la storia dal mio punto di vista.
Per me la questione del ruolo, del dove ci si colloca raccontando una storia, è fondamentale, una volta mi hanno criticato perché non avevo avuto abbastanza coraggio perché avrei dovuto scrivere 'io Romand', ma ritengo sarebbe stato un atto criminale, una cosa è scrivere di fiction vera e propria, ma se si scrivono dei libri su fatti realmente accaduti bisogna restare fermi nel proprio ruolo».
È sempre in quest'ottica che ha scritto la biografia romanzata di Limonov.
"Limonov" ci aiuta a vedere il mondo da un altro punto di vista. È scritto per lettori con idee politiche diverse, ma con uno zoccolo duro comune, Limonov ritiene grottesco e criminale che si continui a insistere sui diritti dell'uomo, ha un sistema di valori completamente diverso dal nostro, ad esempio sostiene Saddam Hussein. Carrère spiega che per lui era interessante mettere gli occhiali di Limonov e vedere il suo punto di vista, far vacillare alcune certezze che ci sembrano consolidate.

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