03/09/2014

IL GRIDO DI PIETRA

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Una montagna leggendaria. Con le sue pareti ripide, il Cerro Torre si erge imperioso nel cielo dell'estremo sud della Patagonia. A impressionare non è la sua altezza, ma l'inaccessibilità delle sue vette, perennemente battute dalla tempesta. Ermanno Salvaterra è l'uomo del Cerro Torre. Guida alpina, nato tra le Dolomiti, Salvaterra arriva in Patagonia nel 1982, compiendo la sua prima ascensione su questa montagna impossibile. È l'inizio di una relazione profonda e magnetica che porta l'alpinista trentino a compiere (ad oggi) altre ventisei spedizioni sul Cerro Torre, aprendo continuamente nuove vie di ascesa. Intervista l'autore di L'uomo del Torre Alessandro Gogna, giornalista e alpinista.

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Ermanno Salvaterra e Reinhold Messner. Entrambi alpinisti di fama, entrambi hanno vissuto situazioni estreme, arrivando più volte ad un passo dalla morte. Eppure, a contatto col pubblico, appaiono profondamente diversi. Salvaterra ha incontrato gli spettatori del festival nella serata di mercoledì intervistato dall'amico e alpinista Alessandro Gogna. Si presenta sul palco intimidito e imbarazzato, rispondendo quasi con reticenza alle domande. Poi, pian piano si lascia andare: racconta delle sue prime ascensioni in Patagonia, dell'amore per quella terra così ostile, proietta i video delle sue imprese e delle arrampicate nelle montagne di casa, invitando le persone presenti a non imitarne lo stile: «non sono un buon esempio, certe cose è meglio non farle!». Poi mostra anche il suo talento nascosto da scrittore di fiabe, leggendo la storia della strega Ciciol. Il pubblico poi lo interroga sulle emozioni provate, sull'attrezzatura usata, sulle sue prossime spedizioni; Salvaterra risponde con la spontaneità e il pragmatismo che lo ha contraddistinto per tutta la serata, tipico di chi è abituato a vivere a contatto con la natura. Reinhold Messner invece si presenta da solo ed esordisce dicendo che nel suo ultimo libro "La vita secondo me" ha cercato di raccontare quello che ha imparato: «il racconto per me ha una grande importanza, ho cercato di farlo da sempre, cambiando di volta in volta le forme: romanzi, musei, conferenze e in futuro mi piacerebbe provare a realizzare anche dei film». Un'opera particolare quella di Messner: un sillabario, settanta parole, una per ogni anno della sua vita, da cui si sviluppano profonde riflessioni. Così come quelle che scaturiscono dal confronto avvenuto col pubblico, ad esempio sul rapporto tra uomo e natura: «la natura è il giudice, la natura non sbaglia mai. Solo l'uomo commette errori, la responsabliità è solo nostra»; il silenzio sulle cime: «il silenzio non esiste nel mondo civile, quando sono in alta montagna invece sento il mio cuore, il mio respiro, il vento che passa attraverso i cristalli di neve»; che cosa sia l'alpinismo: «l'alpinismo è un gioco di sofferenza, l'alpinismo è sopravvivere nell'impossibile». 

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