04/09/2014

UN PIANISTA DALLA A ALLA Z

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Nella carriera di un artista gli ottant'anni possono essere il momento giusto per permettersi qualche bizzarria o l'occasione di un bilancio, naturalmente provvisorio. Alfred Brendel, uno dei più grandi pianisti del Novecento e insieme poeta raffinato e uomo di sconfinata cultura, si concede entrambi i piaceri, esibendosi in un crescendo fatto di riflessioni sull'esecuzione pianistica, di personali ritratti dei compositori studiati per tutta una vita, di aneddoti legati a oltre cinquant'anni di carriera concertistica. Ad accompagnare l'autore di "Abbecedario di un pianista" nella conversazione è il musicologo Giovanni Bietti.

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Stupisce, Alfred Brendel. Ottantatre anni portati con eleganza e intelletto sopraffini, uno dei più grandi pianisti del mondo (e pure, all'occorrenza, ispirato poeta) ha raccontato il suo "Abbecedario di un pianista", libro prima di tutto scritto per chiarire alcune cose a se stesso. Un breviario laico di tutto ciò che riguarda il pianoforte e la composizione, scritto anche soprattutto per profani. Brendel si rivela disponibile e spiritoso, incalzato dalle domande del 'collega' Giovanni Bietti, il quale spiega come oggi «i musicisti abbiano bisogno più che mai di utilizzare le parole». Non tanto per spiegare la musica, ma per dire qualcosa in più. Brendel cercava delle risposte su alcuni grandi compositori del passato e, non trovando libri che le dessero, ha pensato di darsele da solo. Brendel alterna riflessioni più lunghe ad aforismi lapidari ma non meno profondi. «Non credo che la vita di un musicista si rispecchi nelle sue opere», spiega l'artista, sottolineando come diversi compositori scrivano opere che non riflettono quello che stanno vivendo. È il caso di Smetana, che compose la celebre "La moldava", una delle opere più gioiose di tutti i tempi, in un momento buio della propria vita. Ovviamente Brendel sottolinea l'importanza del proprio strumento preferito: «Il pianoforte è un contenitore per qualsiasi cosa. Può diventare voce, strumento, orchestra, arcobaleno». E, altrettanto ovviamente, quella dei pianisti: «Tutti i più grandi pianisti, tranne Chopin, furono pure grandi compositori di musica da camera». Il tutto senza mai dimenticare l'ironia: «Perché la musica ha, e deve avere un lato umoristico. Sempre». Non mancano poi stoccate contro il senso comune: «Si dice che il suonare più liberamente possibile sia un segno di maturità e di qualità, ma non è vero».

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