04/09/2014

TEATRO E VITA. Parola, immagine, movimento nel nostro tempo

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Peter Brook, Pina Bausch, Ingmar Bergman, Andrzej Wajda, Robert Wilson, Peter Stein, Tadeusz Kantor: sono solo alcuni degli artisti che hanno affidato ad Andres Neumann la produzione e la distribuzione dei propri spettacoli in tutto il mondo. Nato in Bolivia e trasferitosi in Europa agli inizi degli anni Settanta, Neumann svolge il proprio apprendistato nel mondo teatrale al Festival Mondial du Théâtre de Nancy. Trasferitosi qualche anno dopo a Firenze, fonda la Andres Neumann International, l'agenzia che ha rappresentato per oltre venticinque anni un punto di riferimento internazionale nel mondo culturale e dello spettacolo. Insieme al giornalista Luciano Minerva, Neumann ripercorre la sua straordinaria carriera attraverso i ricordi e i documenti del suo archivio, offrendo una sua personale valutazione sullo 'stato delle cose' nel teatro e nello spettacolo contemporaneo.

L'Archivio Andrés Neumann è custodito presso Il Funaro Centro Culturale di Pistoia (www.ilfunaro.org).

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"L'archivio di Andrés Neumann. Memorie dello spettacolo contemporeaneo" è il libro che raccoglie i documenti d'archivio del produttore teatrale che portò per la prima volta in Italia le sperimentazioni di Pina Bausch, Peter Brook, Ingmar Bergman. Un repertorio di 58000 documenti che, raccolti e riordinati da Giada Petrone, sono stati riconosciuti d'interesse storico artistico dal Ministero italiano dei Beni e delle Attività Culturali e che è stato pubblicato dall'editore Titivillus.
 A presentare il volume a Festivaletteratura è lo stesso Neumann, che nel Portico del Cortile d'Onore di Palazzo Ducale viene intervistato da Luciano Minerva. Neumann si presenta al pubblico seduto su una sedia e armato di un sorriso. L'aria serafica, il tono sapienziale, il gusto del paradosso spiazzano un po' Luciano Minerva. Ma ben presto il giornalista lo asseconda in questo lieve gioco, in cui le risposte sono sempre un po' decentrate rispetto alle domande, a volte addirittura capovolgendo l'ovvio e l'evidente: «Io non sono Andrés Neumann», afferma il manager teatrale boliviano, «Andrés Neumann è uno scrittore argentino». Lo scherzo basato sull'omonimia e lo scambio di persona è il punto di partenza per una riflessione sul teatro, fondato sulla convenzionale sospensione dell'incredulità dello spettatore, sulla consapevole condivisione di una finzione. Ma se, come diceva Shakespeare, «all the world's a stage», il mondo e la vita stessa sono palcoscenico, il teatro vive in quella zona grigia tra dentro e fuori, vita e non vita, e da questo trae la sua forza. Dalla sua natura effimera trae invece la sua magia: il teatro è un'arte 'ecologica', perché a conclusione dello spettacolo non resta nulla a testimoniare quello che è avvenuto. L'intervista prosegue e Andres Neumann, in equilibrio tra ironia e malinconia, ricorda gli eventi e gli incontri cruciali della sua carriera di manager e organizzatore di spettacoli. La sua nascita in Bolivia da genitori in fuga dall'Europa in guerra. La borsa di studio che lo porta in Francia, al Théâtre de Nancy, negli anni Settanta. Gli incontri con Taudeusz Kantor, Robert Wilson, Pina Bausch, Dario Fo che qui presentavano i loro spettacoli. L'arrivo a Firenze nel 1974 per dirigere il Teatro del Rondò di Bacco di Palazzo Pitti, e l'inzio di una stagione teatrale innovativa e sperimentale, in cui gli artisti internazionali conosciuti a Nancy vengono per la prima volta invitati a rappresentare in Italia. Tanti sono gli aneddoti legati a quegli anni. Come quella volta che riuscì a ottenere il visto per gli Stati Uniti per Dario Fo e Franca Rame, che da 10 anni lo chiedevano senza ottenerlo, semplicemente spostando l'attenzione dal valore politico a quello economico del loro viaggio. O come quella volta che l'amministrazione comunale di Palermo accettò di coprodurre uno spettacolo di Pina Bausch solo a patto che il nome della città fosse nel titolo, e la coreografa tedesca decise di intitolarlo "Palermo Palermo". Andrés Neumann non mostra però rimpianto o nostalgia per quel periodo 'eroico', in cui lui e gli artisti suoi amici andavano alla ricerca di nuovi linguaggi: il produttore riconosce che quel tipo di sperimentazione non è oggi possibile, ma che le nuove tecnologie, internet e il digitale, hanno aperto nuove strade che è possibile percorrere alla ricerca di una voce nuova e originale. L'essenziale, da parte dell'artista, è riuscire a mantenere «lo sguardo di un bambino» e, da parte del pubblico, cercare il teatro anche fuori dai teatri. Il teatro oggi può trovarsi altrove, è compito nostro andarlo a cercare.

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