04/09/2014 - Lavagne. Anatomia di una frase

COMUNICARE PER METAFORE

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Non sono solo i poeti a usare le metafore. Sembra che ne utilizziamo circa cinque ogni cento parole di conversazione. Attraverso la metafora la mente umana è capace di accostare parole inaspettate, per descrivere esperienze ineffabili, per spiegare concetti complessi, per trasmettere emozioni, per persuadere e colpire la memoria. «Le parole sono pietre», diceva Carlo Levi con una bellissima metafora, e le metafore sono pietre speciali. In questo incontro cercheremo di capire i benefici della metafora nella comunicazione umana e i meccanismi cognitivi e neurali che stanno dietro alla forza di una figura retorica.

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«Sei ignorante come una scimmia!». Se qualcuno dovesse rivolgervi questo insulto in forma di metafora, non indignatevi più di tanto, anzi... ringraziate. L'operazione cognitiva che vi permetterà di interpretare la portata metaforica dell'insulto, non solo attiverà le zone del cervello preposte all'elaborazione del linguaggio (nell'emisfero sinistro), bensì - come Valentina Bambini ci ha spiegato in Piazza Mantegna durante l'evento "Comunicare per metafore" - anche aree dell'emisfero destro e zone di incrocio tra i vari lobi del cervello. Insomma l'insulto vi metterà in moto anche il cervello. Il punto di partenza è la chiarificazione terminologica: la metafora è un trasferimento (selettivo) di alcune proprietà da un concetto ad un altro. Se diciamo: «Achille è forte come un leone» di sicuro non immagineremo Achille con la criniera crespa e le zanne affilate, bensì come una persona dotata di coraggio pari a quello di un leone, selezionando quindi una proprietà rispetto alle molteplici associabili al leone come per esempio vivere nella foresta, camminare a quattro zampe, far parte della famiglia dei felini ecc... Nell'arco di una giornata - indipendentemente dal sesso del parlante - ogni persona usa una media di 16.000 parole e, calcolando l'utilizzo di un'espressione metaforica ogni sei parole, per parlare in termini di quantità, possiamo approssimare le metafore che usiamo quotidianamente intorno alle 2.600. Se è vero - come studi svolti misurando i movimenti del bulbo oculare dei leggenti dimostrano -  che l'interpretazione della portata metaforica di una frase ha dei 'costi' maggiori in termini cognitivi rispetto a quella di una frase strutturata in maniera normale, è altrettanto vero che tali 'costi' vengono compensati da benefici sul piano comunicativo. La metafora amplia in primo luogo l'effetto di ciò che vogliamo comunicare sul piano estetico. Aiuta a categorizzare esperienze nuove, associandole attraverso comparazioni con ciò che si conosce. È una compagna fedele quando abbiamo bisogno di un appiglio concreto per spiegare concetti astratti e quando dobbiamo spiegare e dar conto delle nostre esperienze interiori. È rafforzativo dell'approccio terapeutico nel trattamento di determinate patologie. Ma, più di qualsiasi altra cosa, la metafora colpisce la memoria ed è strettamente legata all'esperienza. Un bambino di 7/8 anni ha una competenza lessicale quasi pari a quella di un adulto, ma una capacità metaforica non ancora così sviluppata. Questo tipo di competenza continua, infatti, ad incrementare e ad 'affilarsi' fino alla tarda età, scampando alla degenerazione che, dai trent'anni in poi, inizia a colpire le facoltà cognitive. Scomodando una personalità come Aristotele, che tra i primi si è occupato della metafora in maniera sistematica: «La cosa di gran lunga più importante è essere un maestro di metafore ed è l'unica cosa che non può essere imparata dagli altri; essa è anche segno di genio, giacché una buona metafora implica una percezione intuitiva della somiglianza nelle diversità». Senza scomodare Aristotele citiamo, concludendo, Elisabetta Bucciarelli che, in occasione dell'evento "Percorsi d'autore" svoltosi nel primo pomeriggio, ha detto: «Le parole della metafora muovono i corpi». E non solo, aggiungiamo noi.  

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