05/09/2014

IL CONTRASTO ALLA CORRUZIONE NELLA CRISI DELLA GIUSTIZIA

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Da molti decenni gli apparati giudiziari sono afflitti da una grave crisi di efficienza e di efficacia, determinata soprattutto da un numero di processi che non ha equivalenti in altri paesi. Gli apparati giudiziari, in tale situazione, hanno dovuto affrontare, talora simultaneamente, una serie di gravi emergenze quali il terrorismo, il crimine organizzato, gravi reati economici ed una vasta corruzione. Tutto questo ha innescato gravi tensioni fra sistema giudiziario e potere politico. Piercamillo Davigo riapre la riflessione su un tema al centro dei suoi libri (La corruzione in Italia; La giubba del re. Intervista sulla corruzione) e di molti interventi pubblici.
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Italiano
Due ore di monologo non stop, quelle offerte da Piercamillo Davigo, ex pm diventato famoso agli inizi degli anni Novanta facendo parte del pool di "mani pulite", in un incontro che per i toni e gli argomenti ha ricordato il "Blurandevù" di 6 anni fa con Gherardo Colombo, peraltro già collega di Davigo. Nemmeno un consumato attore saprebbe trasmettere con onestà ed eleganza, un messaggio civile come quello di Davigo, utilizzando un eloquio profondo ma mai intellettuale, intervallato da continue battute che fanno esplodere il pubblico di Palazzo San Sebastiano in fragorose risate. «Da 50 anni mi dicono che c'è crisi della giustizia in Italia. E le cose non cambiano mai», è il lapidario esordio. Il problema principale sarebbe dato dal fatto che la legge italiana tutela maggiormente chi la viola rispetto a chi, la violenza, la subisce. Il fatto poi, che ci siano ben 9 milioni di processi pendenti indica che, in media, almeno ogni famiglia italiana inizia una causa civile. Molte di più di quelle di Francia, Gran Bretagna e Spagna messe insieme. Va detto che la maggior parte delle cause riguarda danni in incidenti automobilistici, un settore in cui gli italiani sembrano seguire «dove tira il vento». Esemplare il fatto che, con l'introduzione della patente a punti qualche anno fa, la media delle cause civili fosse diminuita notevolmente. In seguito, con l'introduzione dell'aumento punti, gli italiani si sono evidentemente 'sentiti in dovere' di tornare alle vecchie abitudini e le cause civili sono aumentate di nuovo. «Sarebbe facilissimo risolvere la crisi della giustizia. Basterebbe bastonare chi ha torto, cosa che in Italia non succede praticamente mai». Anzi, oggi la minaccia più diffusa tra chi commette torti sembra essere «fammi causa». Ad ogni modo raramente, quando si parla di riforma della giustizia, si sente parlare di cause civili. Anche per quanto riguarda i processi penali c'è da meditare: 3 milioni in Italia contro i 300mila della Gran Bretagna. Altro problema italiano è quello del sovraffollamento delle carceri, «che da noi si risolve facendo uscire chi aveva commesso un reato!», commenta amareggiato Davigo. Vengono poi illustrate le «specialità della casa» (come le chiama Davigo) della giustizia in Italia, dal patteggiamento, all'udienza preliminare, fino alla famigerata prescrizione. Altre assurdità riguardano il fatto che, nei processi italiani, i giudici non possano guardare i fascicoli dei carabinieri. Davigo conclude la sua 'lezione' spiegando che un altro dei problemi a monte è il fatto che in Italia, i politici entrino in questioni che riguardano i magistrati. Sbagliatissimo, come lo è il contrario. A chiudere, una bella riflessione sul "Mahabharata", poema indù che racconta la guerra tra due famiglie, i Kaurava e i Pandava. Arjuna è un guerriero diviso da questa guerra, non sa chi ha torto e chi ha ragione, è stato zio degli uni e maestro degli altri, non sa da che parte schierarsi. Allora chiede a Krishna che cosa deve fare e Krishna gli dice: «Arjuna tu che cosa sei? Un guerriero... e qual è il dovere di un guerriero? Combattere. Ecco, allora tu combatti, non te ne deve importare niente se vinci o se perdi, se sei dalla parte giusta o se sei dalla parte sbagliata, meno che mai ti deve importare di quali saranno le conseguenze ultime delle tue azioni perché a te non compete governare il mondo. A te compete soltanto, come ogni altra creatura, di fare al meglio delle tue capacità quello che ti è toccato in sorte di fare».

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