06/09/2014

Alberto Arbasino con Marco Belpoliti

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Fratelli d'Italia, Fantasmi italiani, Paesaggi italiani con zombi, Un paese senza: basta scorrere per titoli la bibliografia di Alberto Arbasino per capire come la sua eccentrica e incontenibile produzione in prosa da oltre cinquant'anni abbia eletto l'Italia come suo soggetto privilegiato, seguendone senza posa - da assiduo e critico frequentatore - la vita sociale e culturale. Con l'animo del «superstite che si sente privo dei suoi coetanei», Arbasino ha recentemente rimesso mano a questo ininterrotto romanzo patrio con Ritratti italiani, una storia del nostro Novecento condensata in una galleria di personaggi memorabili, dipinti come sempre con estro, levità e sterminata erudizione. Lo incontra lo scrittore Marco Belpoliti.

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Italiano

Occhiali scuri e lingua tagliente, Alberto Arbasino presenta nel Cortile dell'Archivio di Stato la sua ultima fatica letteraria: "Ritratti italiani" (Milano, 2014). In conversazione con lui il critico Marco Belpoliti, che guida il pubblico alla scoperta di alcuni dei profili tracciati dallo scrittore lombardo nel suo libro. Si tratta di scrittori, musicisti e protagonisti più o meno noti del Novecento italiano: Arbasino con molti ha intessuto rapporti anche di grande amicizia, e di tutti tratteggia un ritratto franco e personale. Particolare e insieme emblematico è il caso di Pier Paolo Pasolini. Arbasino confessa di provare per lui un affetto sincero, ma non esita a metterne a fuoco il «vittimismo», legato alla particolare omosessualità di Pasolini e indipendente dal fatto che ad ascoltarlo fosse una grande maggioranza: era preso sul serio dal PCI e dalla Chiesa, cioè dai due poteri maggiori dell'Italia del tempo, e i suoi articoli comparivano sulle pagine del "Corriere della Sera". Sull'importanza del tema del sesso in Pasolini, Arbasino ha parole crude: «lui se l'andava a cercare e si faceva picchiare», una volta che è morto si è detto che «si è fatto picchiare un po' più del solito». Eppure, al di là di molte stroncature (Luchino Visconti viene chiamato «un vero valvassino», Michelangelo Antonioni «una mezzacalza della cultura»), il cuore del libro di Arbasino è l'amicizia, e la forte nostalgia per i Calvino, i Feltrinelli, i Pasolini: per i tanti compagni perduti lungo la strada. E adesso, «da superstite che si sente privo dei suoi coetanei», resta in lui il desiderio di ritrovare gli incontri di un tempo, di tornare a mangiare castagne attorno al fuoco insieme a Goffredo Parise. 
Domanda qualcuno dal pubblico: quali personaggi dell'Italia di oggi potrebbero essere inclusi in una nuova raccolta di ritratti? Arbasino risponde un po' sorpreso: «i letterati? Chi lo sa... I politici? Non ne parliamo... Buona la domanda, ma nessuna risposta».

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