06/09/2014

NEI LUOGHI E NELLE STORIE DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE

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«Capire l'Europa del '14 è indispensabile per intendere quella del 2014. Non è possibile capire se cammini eretto là dove loro sono andati strisciando come vermi. Non puoi, se porti scarpe asciutte e vestiti puliti». Paolo Rumiz ha intrapreso un lungo viaggio dalla Germania alla Francia, dall'Ucraina all'Italia per i sentieri e le trincee che sono state il triste teatro del primo conflitto mondiale. Una geografia umana, un cammino della memoria ricostruito attraverso le testimonianze di storici, intellettuali, figli e nipoti di reduci che Rumiz ripercorre al Festival insieme al regista Alessandro Scillitani, alternando la propria voce alle immagini raccolte nei filmati di Paolo Rumiz racconta la Grande Guerra.

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Esistono domande difficili a cui rispondere, 'chi siamo' e 'da dove veniamo' possono però trovare una soluzione. Ognuno di noi, a cominciare dalla sua famiglia, ha un passato condiviso che può permettergli di capire qual è la sua storia. I cittadini europei, che da diversi anni sono abituati alla pace, a guerre viste in tv ma non toccate con mano, possono recuperare nella Grande Guerra ciò che significava vivere nelle trincee, camminare su mine e corpi di amici e nemici, privarsi di affetti e, spesso, di sogni. Per questo motivo Paolo Rumiz e Alessandro Scilitani hanno mostrato agli spettatori del Teatro Bibiena il loro reportage tra città e campagne europee, a caccia di testimonianze della Prima Guerra Mondiale, con le musiche di Paolo Fresu come terzo protagonista.«Eravamo anche noi lanciati sul fronte, prendendo quello che capitava, trovando moltissime risposte e aprendo moltissimi rubinetti» spiegano i due autori. Lettere, immagini, ma soprattutto veri cimeli che rendono tangibile l'esperienza umana della guerra e ci fa capire quanto sia attuale come argomento: il 1914 può davvero spiegare molti eventi del 2014, e le dolorose vicende dell'Ucraina e di Gaza ne sono un esempio. «Gli oggetti raccontano davvero molto di ciò che erano i nostri nonni e padri. Ma non semplicemente perché li utilizzavano, alcuni erano proprio creati appositamente in trincea, con ciò che veniva recuperato» raccontano i protagonisti del reportage, familiari e studiosi della grande Guerra tra Francia, Germania e Italia. C'è davvero qualcosa di intimo nel toccare e ripescare dai cassetti le parole scritte da altri, d'amore e anche di cruda verità, sembra di muoversi tra qualcosa che non ci appartiene. Eppure è necessario, come sa bene ogni storico: la memoria è ancora più forte e condivisa quando tocca la pancia, nel momento in cui ci permette di capire cosa abbiamo perso (e si è perso tanto) con la guerra. 

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