06/09/2014

Roger McGough con Franco Nasi

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«Santo patrono della poesia», come è stato definito in patria, Roger McGough deve la sua fama allo straordinario talento di performer nei reading pubblici e soprattutto a "Poetry Please", la popolarissima trasmissione radiofonica in cui dal 1979 McGough legge e commenta le poesie scelte dal pubblico. Il suo apprendistato come poeta avviene nel fermento artistico della Liverpool operaia degli anni Sessanta. Dello spirito irridente e dell'esuberanza di quegli anni resta un'ironia più riflessiva con cui l'autore di As far as I know continua a osservare e ad ascoltare le cose di tutti i giorni e a trasportarle in verso con straordinaria freschezza inventiva.

Lo incontra il suo traduttore Franco Nasi.

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Nato a Liverpool nel 1937, Roger McGough è famoso in patria non solo per la sua attività di poeta ma anche come cantante (negli anni Sessanta fonda il gruppo The Scuffold) e soprattutto come performer. E proprio in performance si trasforma ben presto il reading poetico nella sagrestia della Chiesa di San Barnaba.
 Descritto dal poeta Valerio Magrelli come «un Beckett recitato dai Monty Python», McGough stupisce subito il pubblico presentando una 'lettera del poeta' redatta in italiano: «a causa della fatica dell'ultimo lavoro, del crescente senso di realtà, del timore di volare e di annegare nel mare di sguardi del pubblico» 'il poeta' non è potuto intervenire, e per questo ha mandato un attore, assunto a poco prezzo; 'il poeta' si scusa pertanto per l'eventuale misera riuscita dell'evento. Dopo aver stabilito con l'uditorio questo primo patto finzionale, emblematico dell'arguzia e dell'ironia che sono le due cifre principali della sua poetica, McGough si lancia in una serie di letture che ripercorrono la sua biografia di poeta. Accompagnato dal traduttore Franco Nasi, abilissimo nel cogliere e rendere in italiano le sfumature della lingua originale, il poeta britannico racconta con i suoi versi una vita frizzante e piena, dagli anni d'infanzia durante la seconda guerra mondiale all'epoca delle contestazioni e delle grandi utopie, via via fino ai giorni nostri; il tutto con un tono lieve e ironico. Un assaggio dalla poesia "At Lunchtime", che ben rende l'idea: la scena è un autobus come tanti, su cui il poeta sparge la voce che il mondo sarebbe finito all'ora di pranzo. La reazione dei passeggeri è inaspettata: «si misero l'orgoglio in tasca», decidendo di fare tutti l'amore a bordo del bus. Il mondo non finisce ma, dal giorno dopo, tutti cominciano a fingere che il mondo sarebbe finito «all'ora di pranzo».

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