06/09/2014

STORIA COLLETTIVA, RESPONSABILITÀ INDIVIDUALE

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Scrittrice che riesce a comprendere le vite degli altri, immergendosi nei ritmi convulsi di Bangalore, città fantasmagorica dove tutto convive, cultura millenaria e globalizzazione sfrenata, ricchezza facile e destini di estrema povertà, Lavanya Sankaran è uno dei più promettenti talenti della letteratura contemporanea. La sua prima raccolta di racconti, Il tappeto rosso, conteso dagli agenti letterari americani, è stato un best seller assoluto in India e acclamato dalla critica di tutto il mondo. Nel recente romanzo La fabbrica della speranza, Sankaran prende di mira il mondo imprenditoriale e la corruzione che frena il progresso economico dell'India. Di questo e di altri temi legati al rapporto tra storia collettiva e storia individuale parla con il giornalista Carlo Annese, coautore del recente La maestra di Kabul.

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Lavanya Sankaran è, secondo le parole di Carlo Annese «una delle scrittrici di respiro più internazionale della nuova letteratura indiana», capace di ritrarre nei suoi libri le varie sfumature dell'India contemporanea e in particolare di Bangalore. In quest'epoca, tuttavia, gli scrittori indiani hanno anche l'insidioso compito di spiegare ai lettori occidentali come sta cambiando il Paese, l'incontro è stato pertanto occasione per un dialogo di più ampio respiro sulla situazione attuale e sulle trasformazioni in corso. 
L'India ha recentemente vissuto una delle più grandi elezioni democratiche del mondo, vinte da Narendra Modi sull'onda della promessa di una ripresa economica; a partire dalle condizioni di vita della fasce più povera della popolazione: in India il 20% della popolazione vive infatti sotto la soglia di povertà e vi è una grande determinazione, soprattutto fra i giovani, nell'apportare un cambiamento. Ma è troppo presto, sottolinea l'autrice, per dare un giudizio sull'operato del nuovo presidente. 
Simbolo del cambiamento che l'India sta vivendo è la città dell'autrice, Bangalore, che svolge un ruolo centrale nella sua opera. Fino a pochi decenni fa era una città immobile; col boom economico, il centro si è trasformato nella Silicon Valley indiana, attraendo persone non solo da tutta l'India, ma da tutto il mondo. Una città cosmopolita, piena di energie, un «microcosmo perfetto per ritrarre il cambiamento». L'India, del resto, sostiene Lavanya Sankaran, è un luogo pieno di storie, in cui «la realtà supera la fantasia», basta solo saper osservare la quotidianità e scrivere di ciò che si vede ogni giorno. 

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