06/09/2014

LA GIOIA INCREDULA DEL MONDO

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L'autrice di La bambina pugile ovvero la precisione dell'amore scrive di sé: "Vado sempre in cerca di poesia, nutre una mia batteria fondamentale, la cerco nei boschi, nella notte, negli alberi, negli animali, nei libri, negli ascolti, negli sbagli. Soprattutto, nella mancanza. Se accetto di mancare, di assaporare quel mio mancarmi sempre, arriva una brezza di parole». È la traccia che si ritrova nei suoi versi, così fortemente segnati dal cammino spirituale tra esperienza occidentale e pensiero orientale in dialogo continuo. Ne parlerà con il critico Giorgio Morale.

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La poesia di Chandra Livia Candiani prende le mosse dalle macerie che il nostro tempo ha fatto di ogni certezza, compresa quella della centralità letteraria della poesia. I suoi modi poetici, tuttavia, non sono orgogliosamente rivendicazionisti, ma umilmente sommessi, fanno perno su un 'io leggero' che supera la concezione cartesiana di un'identità arroccata nelle proprie peculiarità distintive come una monade, tipica della cultura occidentale, per aprirsi totalmente al mondo con tutti i sensi. La crisi della poesia e la problematica sopravvivenza dell'arte, quindi, sono il fecondo implicito punto di partenza dei componimenti della Candiani, che trasforma questi apparenti elementi di debolezza in risorse per fare una poesia nuova e onesta. Ogni parola significa se stessa, senza preziosismi retorici o sovrastrutture di senso, mentre tutte le parole assieme creano una plurisemanticità che, associata alla ritornante e semplice musicalità, ha nella chiarezza la sua forza. Molte delle esperienze personali della Candiani entrano nella sua poesia e sono apertamente tematizzate in essa, per esempio la sua attività di insegnante di poesia nelle scuole della periferia milanese. Non per questo la poetessa crede esista un filo diretto tra vita e poesia: la relazione è misteriosa e non scontata, come se la vita fosse il calore del forno e il lavoro manuale rispetto alla poesia-pane, come se la vita non costituisse gli ingredienti base per preparare una poesia, ma la forza molto personale che li amalgama. Elemento centrale nella raccolta "La bambina pugile ovvero la precisione dell'amore", e nella poesia della Candiani in generale, è la sofferenza. L'incontro finalmente pacificato con essa, cui la poetessa ha aspirato per anni, si è compiuto negli anni '80 attraverso la scoperta del buddhismo. L'uomo moderno non è più abituato a soffrire, e quando soffre lo fa appesantendo retoricamente i proprio dolori, ingigantendoli e allontanandoli da sé. Per il buddhismo invece, che la Candiani ha adottato nella sua versione meno dottrinaria e dogmatica, la sofferenza è inaggirabile, è il dato di partenza imprescindibile che non si può sperare di eliminare definitivamente, ma da cui bisogna farsi attraversare interrogandolo e lasciandosi trasformare. La soluzione transitoria al male è nei cambiamenti che esso induce e che permettono provvisoriamente di superarlo, ma solo fino a che non si affaccia il male successivo, e la successiva crescita personale correlata. L'esperienza con i bambini ha insegnato alla poetessa che quelle che a volte sembrano inadeguatezza nel mondo in realtà sono risorse adeguatissime per certi contesti: per esempio l'improvvisazione o il suo tremore della voce e del pensiero, mai certo di essere approdato a risultati definitivi e sempre alla ricerca, sono due strumenti fondamentali per approcciarsi a questi 'bambini pugili', abituati fin dall'infanzia ad esperienze di dolore ed estrema precarietà. Da loro Chandra Livia Candiani ha anche imparato che il vacillare fa parte dell'equilibrio e non costituisce il suo opposto. La sua poesia, quindi, risente profondamente del contatto con questi piccoli vagabondi. Sia per il linguaggio sinteticamente infantile, in cui ogni parola è pesata ed essenziale e nulla scade nell'ornamento, sia per l'incondizionata fiducia nel prossimo e nella possibilità del singolo di comprendere e produrre bellezza, indipendentemente dal contesto socio-culturale in cui è cresciuto.

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