07/09/2014

DALLA PARTE SBAGLIATA DELLA STRADA

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Dall'esordio con Closing Time a Bad as Me, passando per il memorabile trittico degli album Swordfishtrombones, Rain dogs e Franks Wild Years, Tom Waits continua a essere uno degli artisti più ineffabili della storia della 'popular music', 'underground' come la sua voce roca, irresistibile come le sue performance, che mescolano poesia 'beat', musica 'folk' e surrealismo, lunatico come i personaggi che ha regalato alla storia del cinema, lavorando fianco a fianco a registi del calibro di Altman, Coppola, Gilliam e Jarmusch. Accompagnato da Riccardo Bertoncelli, il giornalista e critico musicale Barney Hoskyns ripercorre le tappe di una carriera artistica «dalla parte sbagliata della strada».

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Il critico musicale inglese Barney Hoskyns e il critico musicale italiano Riccardo Bertoncelli si sono scambiati opinioni circa l'esperienza musicale di Tom Waits, in relazione al libro di Hoskyns "Tom Waits. Dalla parte sbagliata della strada" ("Lowside of the road: a life of Tom Waits"). L'idea di scrivere un libro su Tom Waits, ha raccontato Hoskyns, risale agli anni '90; l'aveva però abbandonata poiché impegnato nella stesura di un libro sulla Los Angeles musicale. Hoskyns infatti, più che lavorare alla stesura di biografie, preferisce realizzare libri descrittivi di una 'scena musicale', ossia di un contesto più ampio, più sfaccettato, in cui è possibile mostrare sia la parte più bella sia quella più ' dark' della California. Durante la stesura del libro ha incontrato resistenze da parte dello stesso Tom Waits (Bertoncelli ha usato la parola 'ostilità', che per Hoskyns è però esagerata), il quale ha chiesto a chi aveva avuto a che fare con lui in passato di non dare informazioni al critico. Alcuni però si sono resi disponibili a concedere interviste e raccontare aneddoti, confluiti successivamente nel libro. Si è parlato molto del 'personaggio' Tom Waits: un personaggio che - agli inizi di carriera - sembrava un po' costruito, calato nella parte del jazzista snob; anche perché, col suo stile e col suo modo di fare, si discostava completamente dagli americani degli anni '70. Mai del tutto conoscibile, per quel suo modo ironico di raccontarsi che non dava al suo interlocutore la certezza di stare ascoltando la verità. Agli inizi fu 'scoperto' dall'allora produttore di Frank Zappa, Herb Cohen, il quale ha sicuramente osato con lui un'operazione quantomeno rischiosa: fu una mossa audace proporre ai fans di Frank Zappa, nel pieno degli anni '70, un artista che sembrava uscito dagli anni '50.  Il primo punto di svolta nella carriera di Waits fu senza dubbio l'album "Swordfishtrombones", contrapposto ad un altro album uscito nello stesso periodo, la colonna sonora del film di Francis Ford Coppola "Un sogno lungo un giorno". Tom Waits ha individuato le ragioni del suo cambiamento nell'incontro con la moglie Kathleen Brennan, incontrata sul set del film, la quale gli avrebbe fatto scoprire altri generi che esulavano dal jazz, come ad esempio la musica etiope. Un altro album che ha segnato un punto di svolta è stato "Mule Variations", del 1999, quando il musicista abbandona una grande casa discografica per una piccola etichetta indipendente. Decisione senza dubbio 'furba', ennesima dimostrazione della volontà di Waits di non essere affatto 'mainstream' (come quella di ritirarsi a vivere in un piccolo centro della California) e del suo voler suonare la musica che gli piace, anche a costo di vendere meno album, e non piegarsi alle decisioni del mercato. Una personalità senza dubbio forte, quella dell'artista al centro dell'intervista di oggi, quella di un poeta e musicista 'dalla parte sbagliata della strada'.

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