07/09/2014

UNA SCIMMIA IN ASCENSORE

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È opinione comune che i nostri comportamenti dipendano da codici culturali che si sono sedimentati nel tempo e che concorrono a definire la nostra civiltà. Eppure, secondo Dario Maestripieri, docente di Biologia evoluzionistca all'University of Chicago, basta osservare i modi di relazionarsi di macachi, babbuini e altri primati per capire come anche i nostri atteggiamenti più quotidiani - come prendere un ascensore con un estraneo o lasciare un'offerta in una cassetta - non siano dissimili da quelli dei nostri più lontani parenti. Mettendo in relazione gli studi sui primati con le recenti scoperte in campo neurobiologico, psicologico e sociologico, l'autore di "A che gioco giochiamo noi primati" dimostra la lunga storia evolutiva del nostro essere animali sociali e la natura più autentica della specie umana. Lo intervista la giornalista Silvia Bencivelli.

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Gli esseri umani e le scimmie hanno moltissimo in comune: questa la tesi del professor Maestripieri, primatologo ed evoluzionista dell'università di Chicago, che nel suo libro "A che gioco giochiamo noi primati" ci racconta come le somiglianze non si fermino all'aspetto genetico, ma che, anzi, siano in grandissima parte legate ai comportamenti sociali. Ambiziosa aspirazione di questo volume è inoltre integrare  le scoperte in campo neurobiologico, psicologico, sociologico ed economico con le scoperte di tipo evoluzionistico comportamentale, che concorrono a creare un'opera dalle molteplici letture. Maestripieri esamina la dominanza, la stabilità, l'amore, il nepotismo, la fiducia nei rapporti fra soggetti spiegandoci che essi sono antichissimi comportamenti ereditati dai nostri più antichi progenitori,gli stessi dei primati. Emblematico esempio quello della «tastata dei testicoli»: Dichiarazione di fiducia fra i babbuini nonché usanza praticata dai romani all'atto di giurare (il termine 'testicolo' deriva da 'testimone') attestando innegabilmente una condizione di affidamento. Ma l'autore non si ferma qui e correlando questa teoria con l'aspetto economico, va ad illustrarci il reale costo della fiducia: affidando ad un altro qualcosa di 'tanto prezioso' diamo realmente valore alla nostra fede nel prossimo. La stessa cosa fa con i sentimenti, arrivando, con ironia e grande brio, a parlare di 'mercato dell'amore' dove la dominanza di un membro viene vista come un costo quasi necessario per evitare la conflittualità e dare stabilità all'interno di un rapporto famigliare o di coppia. Come nei primati il 'maschio alpha' resta in carica solo fintanto che riesce a mantenere il potere, anche nell'uomo la condizione di subordinazione è un vantaggio provvisorio, che porterà ad un futuro ribaltamento dei ruoli fra i soggetti coinvolti. Una moderna rilettura  della teoria del servo e del padrone? Quanto al nepotismo, comportamento diffusissimo in tutte le specie animali, viene definito naturale dall'autore, che però avverte: l'istinto di proteggere e avvantaggiare i nostri figli a volte contravviene la legge e la morale, si parla allora di 'fallace naturalistica'. La conclusione è quasi un monito: «La biologia non è il destino». 

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