10/09/2016

LOTTARE CON LE PAROLE

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A undici anni Philip Schultz si sentì chiedere che cosa volesse fare nella vita: senza pensarci rispose che sarebbe voluto diventare uno scrittore. Può forse sembrare una risposta non così strana, soprattutto per un futuro premio Pulitzer per la poesia. Eppure quello fu a suo modo un grido liberatorio, il punto di partenza di un difficile e mai totalmente compiuto percorso di emancipazione dalla dislessia. «La mia dislessia è una metafora per tutti i sistemi che marchiano a vita i bambini» ha scritto Schultz nel suo teso memoir "La mia dislessia", in cui racconta un'infanzia fatta di esclusioni, di inserimenti nelle «classi dei cretini», e poi la scelta di lottare non contro ma con la dislessia, accogliendo insieme la fragilità e l'essenza anti-conformista e creativa del suo handicap. Lo incontra la scrittrice Valeria Parrella ("Tempo di imparare").

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