08/09/2017

LA VECCHIAIA È UNO STATO MENTALE

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Lo psicoanalista italiano Massimo Ammaniti di recente ha intrapreso una profonda riflessione sulla quarta (e terza) età, aiutato anche da numerose testimonianze di ottantenni e novantenni protagonisti della vita culturale del nostro Paese. Spesso nascosta come qualcosa di cui vergognarsi e relegata a uno stereotipo di decadimento e rassegnazione, la vecchiaia è invece una stagione che può essere di grande esplorazione, se si abbandona l'attesa apatica della fine e si coltivano affetti e passioni, senza mai smettere di fare progetti per il futuro. Lungi dal difendere la gerontocrazia a tutti i costi, l'autore di "La curiosità non invecchia. Elogio della quarta età" sostiene che se un anziano ha qualcosa da trasmettere a chi viene dopo di lui, non è intelligente che la società se ne privi e, affiancato sul palco da Paolo Conti, spiegherà che «forse si invecchia veramente solo quando non ci si stupisce più».

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Italiano

Riscoprire con occhi diversi l'autunno della vita Parlare della terza età per il professor Massimo Ammaniti è un tema nuovo, ma non privo di riflessioni significative. Insieme a Paolo Conti, cronista del "Corriere della Sera", ha cercato di osservare la vecchiaia da un punto di vista diverso rispetto a quello convenzionale, proiettando una nuova luce su questa stagione della vita. In una società in cui l'avanzamento dell'età è un dato di fatto, occuparsi di questo momento dell'esistenza è necessario per accorgersi del cambiamento a cui sta andando incontro. L'indice di natalità si abbassa e in questa società più vecchia gli anziani diventano grandi testimoni, custodi della memoria e continuità con il passato: la vita ha permesso loro di acquisire e introiettare la giusta gravitas per arrivare al cuore delle cose e andare oltre la contingenza di ciò che è visibile. Durante il lavoro di redazione del suo ultimo libro, "La curiosità non invecchia", oltre la sua esperienza come psicanalista ha raccolto la testimonianza di alcuni intellettuali anziani, interrogati sul loro segreto per attraversare la vecchiaia con ottimismo e mantenere deste le proprie capacità. Come per il professor Isak Borg, protagonista del celebre film Il posto delle fragole, che viene accompagnato dalla nuora in un viaggio per ritirare un premio per la sua carriera, la vecchiaia diventa metafora del percorso per confrontarsi con le nuove generazioni, sé stessi e il proprio percorso di vita. È una fase in cui, secondo il professor Ammaniti, il dialogo con sé stessi è proficuo perchè il rumore di sottofondo tipico della giovane età è stato azzerato e la spinta permette di acquisire una nuova consapevolezza, più profonda e completa: la vecchiaia può essere il momento in cui si sciolgono nodi del passato, perdonare, dimenticare la rabbia e talvolta anche innamorarsi di nuovo. Durante la vecchiaia è possibile ripercorrere le pagine della propria vita e provare a rileggerla sulla base di tutti quei «e se» che magari non si ha mai avuto il coraggio di interrogare. La personalità non matura nell'adolescenza, bensì nella vecchiaia perchè ha acquisito gli strumenti per rielaborare le esperienze e confrontarsi con il passato. Mentre il corpo subisce dei cambiamenti, questo compagno prima silenzioso comincia a mandare nuovi segnali per stabilire una nuova forma di benessere. È questa curiosità verso la propria interiorità e il mondo che ci circonda la chiave per poter affrontare questo viaggio con stupore, meraviglia, senza dare nulla per scontato.

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