08/09/2017

OGNI ROMANZO È UNA NUOVA BATTAGLIA

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Forse non stupirà più di tanto scoprire che Arturo Pérez-Reverte - autore della fortunata saga del Capitano Alatriste e tra i più prolifici scrittori di romanzi d'avventura - collezioni antiche sciabole di cavalleria all'interno della sua sterminata biblioteca. Tra i massimi protagonisti della letteratura spagnola contemporanea, lo scrittore che «assomiglia al miglior Spielberg più Umberto Eco» (per dirla con le parole di Corrado Augias) da oltre trent'anni regala al suo pubblico personaggi e storie concepiti per essere «il miglior prodotto possibile», tanto che più di dieci lungometraggi sono stati tratti dai suoi bestseller. A distanza di dieci anni (e con un nuovo romanzo, "Il codice dello scorpione", ambientato nella Spagna franchista), l'autore spagnolo torna al Festival per raccontare le sue storie, le sue influenze, il suo amore per i grandi classici. Lo incontra il giornalista e scrittore Francesco Abate.

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Ogni romanzo è una nuova battaglia
Storia e attualità secondo Arturo Pérez-Reverte

Arturo Pérez-Reverte torna a Mantova dopo dieci anni, accompagnato da Francesco Abate: «a me in realtà non piace scrivere» esordisce scherzando. Parla di processo creativo, ma soprattutto del lungo percorso che parte dalla prima stesura dell'opera e arriva alla sua pubblicazione, una vera e propria battaglia. Dichiara di essere «uno scrittore disciplinato, ascolto i consigli dell'editore», come quello di intitolare il suo ultimo romanzo "Falcó", in Italia "Il codice dello scorpione". Pérez-Reverte dà una sua lettura dell'attualità, scaturita dall'esperienza come reporter in sette conflitti civili. Si parla degli schieramenti sul campo e di come la vista troppo ravvicinata di un giornalista possa condurre ad errori prospettici, se non si accompagna all'osservazione più completa della dinamiche internazionali. In veste di scrittore «cacciatore», come si definisce, modella sui ragazzi che ha conosciuto in guerra un personaggio poco raccomandabile: Lorenzo Falcó è «un bambino a cui è perdonato tutto perché è affascinante» che si muove nella cornice della Guerra Civile. Il rifermento è dunque a tutti i Falcó che ha incontrato nei Balcani e che ha visto torturare e uccidere.
La missione di cui si è fatto carico Pérez-Reverte è quella di spiegare ai ragazzi che non è sempre tutto bianco o nero, in un'epoca che è sospetta d'essere incline alle semplificazioni. Tale missione gli appare tanto più urgente in un paese come la Spagna, in cui si è capaci di demolire un palazzo perché di epoca franchista e dove ogni opposizione, che nasce da ragioni artistiche, assume agli occhi del pubblico una posizione politica.
Pérez-Reverte ricorda con Abate le guerre civili, le separazione delle famiglie, parla delle atrocità con voce un po' roca e carica di freddezza. La letteratura è stata il luogo in cui appartarsi da una realtà difficile, ma da qui, dalla lettura, ha tratto i più validi consigli di vita. Leggere è necessario per interpretare i segnali di pericolo nel loro primo manifestarsi e per poter vivere «l'incertezza salutare» di cui è un esempio il mare.

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