09/09/2018

IL SESSANTOTTO CHE NON ABBIAMO CAPITO

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«Erano belli e forti, colti, coraggiosi, intelligenti, arditi, fortemente socialisti proprio in virtù dei loro criteri di giustizia (...). Il sistema socialista poteva sentirsi orgoglioso di loro. Ma le autorità che rappresentavano questo sistema si sono spaventate». Così Zygmunt Bauman descriveva le migliaia di giovani che a Varsavia - e a Praga, e a Belgrado - si sollevarono nel 1968 contro i regimi comunisti, facendosi portatori di istanze innovatrici e antiautoritarie che molto avevano in comune con le proteste degli altri '68 in atto in tutto il mondo. Eppure quei movimenti a Est rimasero isolati e incompresi, complice forse un'idea troppo angusta di Europa che condizionava a Ovest una generazione animata, per altre cause, da un sincero slancio internazionalista. Guido Crainz, curatore di Il Sessantotto sequestrato, interroga alcuni scrittori e intellettuali dei paesi attraversati allora dai venti di protesta per raccogliere una testimonianza di quei giorni e capire come l'incomprensione e il fallimento del '68 a Est abbia inciso in modo decisivo sulla storia dell'Europa degli ultimi decenni e sulla crisi stessa della sua identità.

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