11/09/2021

UNA DEMOCRAZIA DI VOCI, O UN AUTORITARISMO DI SILENZI

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Già dagli anni Ottanta, la scrittrice e attivista statunitense Rebecca Solnit usava la parola come strumento per dare spazio agli oppressi, alle minoranze e agli invisibili della società. Definita dal New York Times «la voce della resistenza», l'autrice del Connecticut ha saputo trattare nelle sue opere i più disparati temi: dal troppo comune e spiacevole fenomeno del mansplaining (Gli uomini mi spiegano le cose) fino al comportamento delle comunità durante i disastri (Un paradiso all'inferno) o all'uso fuorviante della comunicazione nei centri di potere (Chiamare le cose con il loro nome). Al Festival in collegamento streaming, Solnit ripercorrerà le sue battaglie per un mondo più equo e contro la violenza di genere – come racconta nel recente memoir Ricordi della mia inesistenza –, nella consapevolezza che, pur non dichiarandosi ottimista, mai le verrà a mancare la speranza, motore che la «spinge a scrivere per ricordare alla gente che agendo si cambiano le cose».

L'autrice parlerà in inglese, con interpretazione consecutiva in italiano.


L'evento 129 ha subito variazioni rispetto a quanto riportato sul programma cartaceo. Originariamente il titolo dell'evento era "Creare anticorpi nella società".


 

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