05/09/2002

Adriana Cavarero e Giacomo Marramao


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'Globalizzazione' è un termine divenuto ormai d'uso comune nel vocabolario quotidiano. Al di là delle semplificazioni giornalistiche, la perdita di un luogo della politica - considerato il potere sempre più ridotto degli Stati rispetto ad entità transnazionali sottratte alle regole democratiche di rappresentanza e l'accentuarsi dei fenomeni migratori - si propone come uno dei temi più urgenti nella riflessione di questo inizio secolo. Sull'argomento intervengono i filosofi Adriana Cavarero ("Tu che mi guardi, tu che mi racconti") e Giacomo Marramao ("Dopo il Leviatano. Individuo e comunità").


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Italiano

Adriana Cavarero e Giacomo Marramao, da bravi filosofi, impostano la questione sulla globalizzazione «al di là del bene e del male». Non viene espresso un giudizio, ma viene preso in considerazione lo spazio politico come spazio globale, che pertanto non riconosce più nessun confine. Sullo sfondo, come prova, il vertice di Johannesburg, dove i capi delle nazioni non riescono ad accordarsi su un tema scottantemente globale. Alla fine dei conti, la parola chiave di chi cerca di immaginare questa nuova era politica è 'differenza'. Marramao definisce i tratti di una «politica universalista della differenza», ma per la Cavarero è importante capire a chi si rivolge questa politica. Viene quindi ripensato il soggetto libero e autonomo nella propria indipendenza, per riconoscere l'importanza della sua unicità solo in un sistema di relazioni. Questo permette di andare oltre all'idea di soggetto (musulmano, padano, occidentale...) per rivolgersi direttamente alla persona.

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