05/09/2003

GLI ANTENATI DEL NOVECENTO


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Italo Calvino, Goffredo Parise e Raffaele la Capria, tre tra i maggiori scrittori della seconda metà del Novecento, tre modi di vivere scrivendo. Negli ultimi vent'anni Silvio Perrella ha dedicato molte delle sue attenzioni ai loro scritti. Dialogando con Luca Scarlini, Perrella racconta perché li abbia scelti come antenati letterari e ripercorre le tappe che lo hanno portato a scrivere i suoi libri, l'ultimo dei quali s'intitola "Fino a Salgarèda" ed è dedicato alla scrittura nomade di Parise.


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Italiano

«Esiste un modo di stare al mondo scrivendo [] un rapporto, quasi biologico, tra la vita e la scrittura [] frasi che hanno un'andatura che cammina sulla pagina come gli scrittori camminano sulla strada»: è una parte del discorso con cui Silvio Perrella, studioso del Novecento italiano, ha presentato la ricerca che ha condotto attraverso le opere dei suoi «antenati del Novecento», gli scrittori Calvino, Parise e La Capria. L'autore ha spiegato come sia importante, per arrivare a svelare questo particolare rapporto tra l'opera letteraria e lo scrittore, far seguire alla lettura un lungo periodo di sedimentazione in cui si arriva a dimenticare il testo, per cominciare a «viverlo». Interessanti anche le considerazioni, sollecitate dalle domande di Luca Scarlini, sul ritmo della scrittura e sulla voce dello scrittore. Durante l'incontro, Perrella è riuscito a trasmettere al pubblico il suo coinvolgimento emotivo, permettendogli di apprezzare il fascino di un lavoro in cui si scopre e si scrive «la storia di chi ha già scritto».

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