06/09/2003

Tibor Fischer con Luca Scarlini

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Scrittore inglese di origini ungheresi, Tibor Fischer si distingue per uno stile ironico e dissacrante, che riesce a divertire anche nelle situazioni più nere. "Sotto il culo della rana" - storia del dopoguerra ungherese fino alla repressione del '56 - è stato definito da Salman Rushdie «un delicato capolavoro tragicomico». Il suo ultimo volume di racconti pubblicato in Italia è Adoro essere uccisa, tradotto da Luca Scarlini che lo incontra al Festival.



Battello ore 15.00 

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«Quello di Mantova è il mio festival preferito». Parte in modo accattivante e cavalcando la sua spontanea simpatia Tibor Fischer, che si definisce autore metropolitano quando Luca Scarlini gli chiede di parlare dell'importanza delle città nei suoi scritti. Con naturalezza e vero trasporto, lo scrittore di origini ungheresi parla del rapporto con il paese natale dei suoi genitori, nel quale ha vissuto per due anni durante la svolta postcomunista. Precisa che ha pensato il suo primo libro inizialmente per raccontare la rivoluzione ungherese del '56 al pubblico anglosassone, che poco ne sapeva, ma che poi ha scritto di altre cose per non essere etichettato come scrittore dell'est europeo e per non annoiarsi. Fischer vede la letteratura come mezzo per raccontare nuove esperienze, per ampliare ed ordinare le vecchie, e per ottenere una sorta di vendetta nei confronti della propia vita, vivendone una migliore.

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