06/09/2003

PATRIE PERDUTE, PAROLE RITROVATE


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Il tema dell'esilio crea forse più di un'affinità tra due scrittori come Francesco Permunian e Juan Octavio Prenz. Prenz ("La favola di Innocenzo Onesto", "il decapitato") è un poeta argentino che - senza opprimenti nostalgie - vive da più di vent'anni a Trieste. Permunian, anche nel suo ultimo romanzo "Nel paese delle ceneri", tocca questo tema narrando di un uomo costretto a ritornare nel paese d'origine a rivangare un passato doloroso. Conduce il confronto il giornalista Marino Sinibaldi.


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Quelle di Francesco Permunian e Juan Octavio Prenz sono vite di esiliati dalla propria terra. Esistenze, però, molto diverse, la lontananza è vista da prospettive quasi opposte. Da una parte, la forza e l'ardore dell'affermazione della propria «complessità», come dice Prenz, in rotta di collisione con l'ideologia fittizia dell'origine e delle radici a tutti i costi. È questo, secondo il poeta argentino, il destino che tocca all'esiliato: condividere la sorte del paese che lo accoglie assumendone la responsabilità come essere umano. Dall'altra parte, Permunian testimonia il dolore dello strappo, che si mischia al rimpianto delle occasioni perdute e all'amarezza della perdita della propria identità. È un punto di vista che sembra rifuggire lo slancio vitalistico della ricostruzione di un sé frammentato, anche se la letteratura è per lo scrittore veneto «parola ritrovata per stare in piedi», una sorta di cura pregiudiziale delle ferite del distacco.

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