07/09/2003

Arturo Pérez-Reverte
 con Pietro Cheli

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«Si possono pubblicare best-seller puramente tecnici e best-seller basati sulla memoria culturale con trattamento tecnico». Così Arturo Pérez-Reverte svela la ricetta del suo successo, che lo ha portato a vendere migliaia di libri in tutto il mondo. I suoi sono romanzi d'avventura (l'ultimo è "La regina del sud") congegnati in modo perfetto dal punto di vista narrativo e molto documentati da quello storico. Lo intervista il giornalista Pietro Cheli.


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Italiano

Una persona che ha una memoria storica di mille anni, quella della civiltà spagnola, latina e mediterranea, che nasce in una città aperta agli scambi culturali e multietnici, grazie al mare. Una persona cresciuta in una famiglia di lettori, dove i libri non erano un regalo speciale a Natale, ma un bene quotidiano come il pane. Una persona che vede, fin da piccolo, in Dumas, nei classici di Omero o nella novella del XIX secolo, i suoi eroi stanchi e i suoi archetipi di donna. Questa persona è Arturo Perez-Reverte, che decide, un giorno, durante la sua giovinezza, di partire per un viaggio in mare su una petroliera, alla ricerca di questi eroi e delle loro avventure. Finisce in Libano, in mezzo alla guerra, e resta lì, tra un conflitto e l'altro, per 20 anni, come fotografo e giornalista di guerra, attratto dalla natura umana allo stato puro. Questa esperienza lo segna per sempre, nel suo modo di parlare ipnotico, passionale, amaro, nella tecnica con la quale costruisce i suoi romanzi, prevedendo i passi del lettore come quelli del nemico in un'imboscata. Perez-Reverte decide poi di mettere serenità nella sua vita e diventa scrittore. Il "club dumas", "La tabella flaminga", i diversi libri del Capitano Alatriste, o l'ultimo dei suoi romanzi, "La regina dal sud", sono alcuni dei suoi successi. Confessa di non vergognarsi di essere uno scrittore molto letto. Nella letteratura, egli cerca di mostrare i suoi personaggi come esseri umani, con luci e ombre, come ha visto durante la guerra, con le loro atrocità e il loro onore. Lo scrittore spagnolo parla come uno che ha visto e vissuto tante cose, buone e cattive: sicuro di sé, molte volte categorico, disincantato. È convinto che l'unica cosa che resta a noi uomini sia la dignità di essere piccoli pedoni che difendono il loro quadro nella scacchiera, un'arma in una mano e un libro nell'altra.

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