08/09/2004

Simonetta Agnello Hornby


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Simonetta Agnello Hornby è siciliana e vive da oltre trent'anni a Londra, dove esercita la professione di avvocato. Il suo avvicinamento alla scrittura nasce quasi per caso, aspettando un aereo, quando davanti agli occhi le passa la storia che diventerà "La Mennulara". In questo romanzo, come nell'ultimo "La zia marchesa", l'autrice recupera il legame con la propria terra, prendendo a modello la lezione narrativa di De Roberto e di Sciascia. Con l'autrice dialoga il giornalista Fabio Gambaro.


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Avvocato e giudice inglese, nata e innamorata di Palermo, scrittrice da un biennio, fumatrice di pipa ed amante delle piccole cose: ecco Simonetta Agnello Hornby. "La zia Marchesa" è la sua seconda fatica: «un atto dovuto ad una mia ava, una dolce ossessione, una donna diversa, come i miei clienti-bambini, come le loro madri, come le loro famiglie, come le famiglie diverse che li adotteranno, come me avvocato inglese nata a Palermo, diversa come ognuno di noi. Scrivo da avvocato. Credevo che l'autore avesse un potere assoluto, poi ho scoperto che anche se sono io ad inventare la storia (e questo è potere), alla fine i personaggi vanno per conto proprio: non si può andare contro il personaggio. Non so se sono una scrittrice, sono cauta, attendo il responso del pubblico. Se ci sarà un terzo libro, non sarà sulla Sicilia, ma sulla Londra del 2004. La speranza è di riuscire a conciliare la scrittura con le altre attività. Sarebbe un dolore se non avessi più bambini-clienti, sarebbe triste se non potessi più scrivere. La scrittura non è mai stata un sogno per me, in passato lavoravo come una matta. Poi lo scrivere è venuto da sé; mi ci trovo bene nei miei romanzi e mi dispiacerebbe venire a sapere che un lettore, leggendo "La zia marchesa" non provasse lo stesso piacere che ho provato io scrivendolo».

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