09/09/2004

ZONE DI TURBOLENZA


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Le idee che fanno un tutt'uno sono generalmente false, ma rispondono al nostro desiderio di semplificazione. Nella sua più recente raccolta di saggi, Levi Della Torre critica le impostazioni mentali che riconducono all'uno, a favore del criterio del 'doppio pensiero' per delineare visioni del mondo alternative. L'autore dialoga su questi temi e sulle conseguenze che hanno sulla nostra vita con il saggista e traduttore Domenico Scarpa e con l'architetto Walter Barbero.


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Italiano

Nella quiete e raccolta cornice del settecentesco Palazzo d'Arco, Stefano Levi Della Torre insieme agli amici Domenico Scarpa, traduttore e saggista, e Walter Barbero, architetto, ha presentato la sua ultima raccolta di saggi: "Zone di Turbolenza". Con l'abilità e la leggerezza di un grande narratore, Levi Della Torre tesse una complessa trama di collegamenti e confronti, che vanno dalla metafora della Torre di Babele, al tema della prospettiva, da Leopardi fino all'imperfezione dei tappeti Navajo e alla "Tana" di Kafka. Il filo conduttore giace nella critica verso ogni tentativo di ridurre ogni cosa all'uno, di cedere al nostro desiderio di semplificazione. Al contrario, non perde l'occasione di mettere in luce la vitale zona di turbolenza che si crea quando due realtà diverse si incontrano e danno vita a visioni del mondo alternative. La zona di turbolenza si configura come antidoto contro le prospettive univoche e totalizzanti, come elemento unificante cose diverse tra loro, capace di tessere intrecci e somiglianze.

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